Firmato accordo di proroga CIRL Gomma Artigianato Veneto


Siglato lo scorso 1/2/2019, tra la CONFARTIGIANATO IMPRESE Veneto, la CNA Veneto, la CASARTIGIANI Veneto e la FILCTEM-CGIL regionale del Veneto, la FEMCA-CISL regionale del Veneto, la UILTEC-UIL regionale del Veneto, l’accordo per la proroga del CIRL 9/2/2017 per i dipendenti delle Imprese Artigiane del Settore Chimica, Gomma Plastica, Vetro.

Le parti convengono di unificare i Fondi di secondo livello della categoria Chimica/Gomma Plastica assieme alla categoria Vetro in un unico fondo di secondo livello denominato Area Chimica/Vetro a decorrere dall’1/1/2019: il Comitato di categoria è tenuto a completare l’armonizzazione dei servizi offerti ad imprese e lavoratori.
La quota aggiuntiva di 1,00 € del versamento di secondo livello per il settore vetro e la conseguente prestazione prevista dal CCRL 9/2/2017 viene prorogata sino al 29/2/2020.
Si conviene altresì di mantenere la codifica per il versamento con il mod. B01 secondo gli attuali codici contratto.


Assistenza sanitaria integrativa SANI.IN.VENETO


L’impresa, aderendo al sistema regionale artigiano di sanità integrativa ed ottemperando ai relativi obblighi contributivi, assolve ad ogni suo obbligo nei confronti del dipendente. Il dipendente, nel caso in cui l’impresa non aderisca e non operi il versamento dei relativi contributi, matura nei confronti dell’impresa medesima il diritto alle medesime prestazioni il diritto all’erogazione diretta delle medesime prestazioni erogate dal Fondo Sanitario. L’azienda artigiana non aderente è tenuta a consegnare al dipendente in forza, o all’atto dell’assunzione, il nomenclatore di SANI.IN.VENETO e gli eventuali successivi aggiornamenti.


Obblighi in capo all’impresa che non versa EBAV


L’impresa non aderente alla bilateralità e che non versa la contribuzione EBAV di primo e di secondo livello è tenuta a quanto segue:
– erogazione al dipendente dell’Elemento Aggiuntivo della Retribuzione (EAR.) pari ad € 25,00 lordi mensili, per 13 mensilità, non assorbibili. Il predetto importo è fisso per ciascun livello di inquadramento ed a decorrere dal mese di marzo 2017 sarà corrisposto in cifra fissa, indipendentemente dall’orario di lavoro pattuito;
– corresponsione al lavoratore delle medesime quote erogate da EBAV per le prestazioni di primo e di secondo livello dovute.
L’azienda non aderente e che non versa la contribuzione Ebav di primo e secondo livello è tenuta, desumendola dal sito EBAV, a consegnare al dipendente in forza, o, se neo assunto, al momento dell’assunzione, l’informativa di tutte le prestazioni e degli eventuali successivi aggiornamenti.

Amianto: indicazioni sulle esposizioni sporadiche


Si forniscono alcune indicazioni agli Enti ispettivi sull’applicazione della circolare “Orientamenti pratici per ladeterminazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) all’amianto” nell’ambito delle attività di lavoro dipendente.


Il TU sulla sicurezza, delimita il capo III, recante “protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”, alle “attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate”. La successiva previsione normativa esclude i casi di esposizione sporadiche e di debole intensità tra i quali rientra l’attività di “sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale”.
La circolare del 25 gennaio 2011, contenente “lettera circolare in ordine alla approvazione degli Orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) all’amianto nell’ambito delle attività previste dall’art. 249 commi 2 e 4 del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 come modificato e integrato dal D.lgs. 3 agosto 2009, n. 106”, elenca tra le attività “ESEDI” – relative alla “sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale” – il campionamento e l’analisi di campioni aerei o massivi ed attività di sopralluogo per accertare lo stato di conservazione dei manufatti installati.
Ciò premesso, viene chiarito che, detta previsione trova applicazione solo nei confronti dei soggetti che svolgono attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.

Formazione continua per il 2019 per i dipendenti del CCNL Metalmeccanica Industria

Formazione continua per il 2019 per i dipendenti del CCNL Metalmeccanica Industria

Le iniziative di formazione continua programmate dalle aziende metalmeccaniche potrà essere esercitata dai lavoratori anche nel corso del 2019 fino a concorrenza delle 24 ore pro-capite.

Le ore previste dal corso di formazione scelto dal lavoratore sono per 2/3 a carico azienda e per 1/3 a carico del lavoratore.
A seconda dell’organizzazione del corso, le ore a carico del lavoratore potranno essere di tempo libero, per la parte svolta al di fuori dell’orario di lavoro, ovvero coperte con l’utilizzo di un PAR o altre soluzioni concordate individualmente per la parte coincidente con l’orario di lavoro.


I corsi di formazione a cui il lavoratore può chiedere di partecipare sono, in via prioritaria, quelli di cui l’azienda, anche d’intesa con la RSU, ha dato informazione; in assenza di questa attività di orientamento, il lavoratore potrà esercitare il diritto chiedendo di partecipare a iniziative formative finalizzate all’acquisizione o all’aggiornamento di competenze trasversali, digitali, linguistiche, tecniche o gestionali impiegabili nel contesto lavorativo dell’azienda.
A garanzia della qualità dell’offerta formativa, la norma contrattuale individua i soggetti formatori che possono organizzare tali corsi tra i quali è ricompresa, in via esplicita, anche l’azienda.
Per poter esercitare il diritto soggettivo alla formazione il lavoratore dovrà fare richiesta scritta all’azienda entro 10 giorni lavorativi precedenti l’inizio dell’attività formativa alla quale intende partecipare producendo la documentazione a supporto della domanda.
Qualora le iniziative formative scelte dal lavoratore prevedano un costo di frequenza, l’azienda anche integrando risorse pubbliche e private eventualmente a disposizione, dovrà assumersi l’onere della spesa fino ad  un massimo di 300 euro; tale importo non è riproporzionabile in base alla durata del corso.
L’azienda effettuerà il pagamento direttamente al soggetto erogatore del corso di formazione beneficiando, in tal modo, del trattamento fiscale di vantaggio previsto in materia.
Nel caso in cui il lavoratore non si attivi per esercitare il diritto alla formazione continua le ore eventualmente non fruite decadranno e non si darà luogo al cumulo con le ore del successivo triennio 2020-2022.
Diversamente, qualora le ore di formazione richieste dal lavoratore non siano state fruite per ragioni tecnico-organizzative o per il superamento della percentuale massima di assenza complessiva, queste saranno cumulabili con le ore di competenza del triennio successivo.

Accordo sulla stagionalità nel settore Pubblici Esercizi e Ristorazione

Il giorno 7/2/2019, FIPE, ANGEM, LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE LAVORO, AGCI e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL, hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in materia di “stagionalità”

Il CCNL dei settori Pubblici Esercizi, Ristorazione Collettiva e Commerciale e Turismo 8/2/2018 al Titolo IV – Mercato del Lavoro, disciplina, tra le altre tipologie contrattuali, nel Capo III il contratto a tempo determinato, e nello specifico, l’intensificazione dell’attività legata al flusso della clientela. Tali intensificazioni sono riconducibili alla stagionalità da intendersi come tale non solo per le aziende che nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, osservano nel corso dell’anno uno o più periodi di chiusura al pubblico, ma anche per le aziende ad apertura annuale.
Partendo dalla premessa che la materia è stata oggetto di modifiche da parte di interventi legislativi, le Parti, firmatarie il suddetto CCNL, concordano che quanto definito dall’art. 90 dal CCNL per i dipendenti del settori Pubblici Esercizi, Ristorazione Collettiva e Commerciale e Turismo 8/2/2018, soddisfa i requisiti legali richiesti dal D.Lgs. 15/6/2015 n. 81 al fini dell’applicazione delle specifiche normative.
Per esigenze di completezza, si riporta il testo dell’art. 90 del CCNL 8/2/2018:
“1) Le parti convengono, nell’ambito della propria autonomia contrattuale, che rientrano nei casi di legittima apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato le intensificazioni dell’attività lavorativa in determinati periodi dell’anno, quali:
– periodi connessi a festività, religiose e civili, nazionali ed estere;
– periodi connessi allo svolgimento di manifestazioni;
– periodi interessati da iniziative promozionali e/o commerciali;
– periodi di intensificazione stagionale e/o ciclica dell’attività in seno ad aziende ad apertura annuale….”

Crediti di lavoro, non ammissibile l’eccezione di prescrizione presuntiva per il Tfr


In materia di crediti di lavoro, le prescrizioni presuntive contemplate dall’art. 2954 e seguenti del Codice civile, trovano il loro fondamento sul presupposto che in numerosi rapporti della vita quotidiana il pagamento con cadenza periodica suole avvenire con una certa immediatezza, sicché il decorso di un breve periodo di tempo (sei mesi, un anno o tre anni) fa presumere l’estinzione del debito, determinando una inversione dell’onere della prova con la possibilità che tale presunzione sia vinta mediante specifici strumenti processuali.


Un Giudice di prime cure, in accoglimento dell’eccezione di prescrizione presuntiva sollevata da un datore di lavoro, rigettava le domande nei confronti di quest’ultimo proposte da un ex dipendente ed intese a conseguire differenze retributive, connesse a un rivendicato superiore inquadramento. Detta pronuncia veniva parzialmente riformata dalla Corte di appello distrettuale che, in estrema sintesi, riteneva inapplicabile le eccezioni di prescrizione in relazione al TFR, mensilità aggiuntive, indennità sostitutiva delle ferie e festività, condannando il datore di lavoro al pagamento delle competenze.
Avverso tale decisione, il datore di lavoro propone ricorso in Corte di Cassazione, prospettando l’applicabilità anche ai crediti relativi a Tfr, 13° e 14° mensilità, della prescrizione presuntiva, vertendosi in ipotesi di crediti di natura retributiva corrisposti per periodi superiori al mese.
Per la Suprema Corte il motivo è in parte fondato. In via preliminare, con riguardo alle retribuzioni periodiche (salari, stipendi, ma anche mensilità aggiuntive, gratifiche annuali) vale il richiamo a “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi” contenuto nell’art. 2948, n. 4, c.c., in tema di prescrizione quinquennale. Tuttavia, tali crediti di lavoro relativi ai singoli emolumenti retributivi periodici, nonché le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro di cui all’art. 2948, n. 5, c.c., sono sottoposti anche alla concorrente prescrizione presuntiva di un anno per le retribuzioni corrisposte a periodi non superiori al mese (artt. 2955, n. 2, c.c.) e di tre anni per le retribuzioni corrisposte per periodi superiori al mese (art. 2956, n. 1, c.c.).
Tale istituto, incontestabilmente ritenuto applicabile, anche se decisamente in via residuale, ai crediti di lavoro, non costituisce prescrizione in senso proprio, non comportando l’estinzione del diritto, giacché si limita ad integrare, a fronte del decorso del tempo stabilito ex lege, una presunzione legale del suo soddisfacimento, che può essere superata fornendo in giudizio la prova contraria nei limiti ammessi dallo stesso codice civile. Le prescrizioni presuntive contemplate (art. 2954 e ss. c.c.) trovano il loro fondamento sul presupposto che in numerosi rapporti della vita quotidiana il pagamento suole avvenire con una certa immediatezza, sicché il decorso di un breve periodo di tempo (sei mesi, un anno o tre anni) fa presumere l’estinzione del debito, determinando una inversione dell’onere della prova con la possibilità che tale presunzione sia vinta mediante gli strumenti processuali descritti (confessione giudiziale del datore di lavoro o deferimento allo stesso del giuramento decisorio). Proprio in ragione della ripetitività dei pagamenti, deve escludersi che il Tfr possa ritenersi assoggettato alla invocata prescrizione presuntiva.

Attività lavorative in presenza di traffico veicolare


Il DM 22 gennaio 2019 individua i criteri generali di sicurezza relativi alle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare. L’applicazione di tali criteri non preclude l’utilizzo di altre metodologie di consolidata validità. Il decreto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla pubblicazione nella G.U. 13 febbraio 2019, n. 37.


Nelle attività di apposizione della segnaletica per la delimitazione di cantieri stradali in presenza di traffico veicolare, i gestori delle infrastrutture – i quali allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze; alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta – e le imprese appaltatrici, esecutrici o affidatarie devono applicare almeno i criteri di sicurezza individuati all’allegato I del Dm in commento, ovvero criteri equivalenti per le situazioni non disciplinate nel medesimo allegato.
Dell’adozione e applicazione dei criteri minimi in questione le imprese appaltatrici, esecutrici e affidatarie e i coordinatori, ove nominati, danno evidenza nei documenti della sicurezza di cui agli articoli 17, 26, 96 e 100 del decreto legislativo n. 81 del 2008.
I datori di lavoro del gestore delle infrastrutture e delle imprese esecutrici e affidatarie, ferme restando le previsioni del decreto legislativo n. 81 del 2008, assicurano che gli addetti all’attività di apposizione, integrazione e rimozione della segnaletica oggetto del presente decreto ricevano una informazione, formazione e addestramento specifici relativamente alle procedure da seguire. La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione e dell’addestramento sono individuati nell’allegato II.
Fermi restando gli obblighi di formazione e addestramento, i datori di lavoro mettono a disposizione dei lavoratori dispositivi di protezione individuale conformi alle previsioni di cui al Titolo III del decreto legislativo n. 81 del 2008. Gli indumenti ad alta visibilità devono rispondere a quanto previsto dal decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475, dal decreto del Ministro dei lavori pubblici del 9 giugno 1995, dal decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 10, e dalla norma UNI EN ISO 20471. Tali indumenti devono essere di classe 3 per tutte le attività lavorative eseguite su strade di categoria A, B, C, e D e almeno di classe 2 per le attività lavorative eseguite su strade di categoria E ed F urbane ed extraurbane, secondo la classificazione di cui all’art. 2, comma 3, del Codice della strada. Non sono più ammessi indumenti ad alta visibilità di classe 1.
I veicoli operativi devono essere segnalati con dispositivi supplementari a luce lampeggiante, o pannelli luminosi, o segnali a messaggio variabile, ovvero mediante la combinazione di questi segnali, in relazione alla categoria della strada e alla tipologia di intervento.
Le previsioni e le procedure previste, ove necessario, sono oggetto di revisione periodica, con cadenza almeno triennale, anche sulla base dei dati raccolti in ordine alle statistiche degli incidenti in presenza di cantieri stradali.
Il precedente decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 4 marzo 2013 in materia è abrogato dalla data di entrata in vigore del nuovo decreto.

EDILIZIA Industria-Cooperative-Artigianato: Comunicato CNCE del 15/2/2019

La Commissione Nazionale per le Casse Edili – CNCE, con comunicato del 15/2/2019, fornisce indicazioni e chiarimenti sulle modalità di calcolo dei contributi previsti dai recenti accordi contrattuali

La CNCE, con riferimento agli accordi sottoscritti dalle parti sociali – CCNL 18/7/2018 e successivo accordo 20/12/2018 industria e cooperazione, CCNL 31/1/2019 e successivo accordo 6/2/2019 artigianato – relativamente alle principali indicazioni contributive da far pervenire alle Casse Edili/Edilcasse, fornisce ulteriori chiarimenti tecnici:


1. Paga oraria imponibile Fondo Sanitario per Operai, con calcolo su un minimo di 120 ore lavorate sull’intero territorio nazionale
L’impresa inserisce nel MUT la paga oraria “imponibile fondo sanitario” per operai ottenuta dalla somma dei seguenti elementi della retribuzione:
– minimo
– contingenza
– EDR
– ITS.
Il sistema MUT moltiplicherà tale valore per il numero delle ore effettivamente lavorate applicando poi il coefficiente di contribuzione (0,35% fino all’avvio fattuale del fondo sanitario Sanedil, 0,60% successivamente, come da accordo 20/12/2018 industria e cooperazione).
Qualora le ore lavorate siano inferiori a 120, comunque il calcolo del contributo sarà applicato ad un minimo di 120 ore.
Nel caso in cui per lo stesso lavoratore con ore lavorate inferiori a 120 (quindi soggetto al pagamento del minimo previsto) sia necessario l’invio di denunce su più casse edili/edilcasse, si adotta il seguente comportamento:
– su ognuna delle casse competenti vanno denunciate le ore lavorate di competenza della stessa cassa, sulla base dell’attuale vigente normativa;
– in una delle casse competenti va denunciata l’integrazione ovvero la differenza tra 120 e le ore effettivamente lavorate (la scelta della cassa dove denunciare e versare l’integrazione sarà a discrezione dell’impresa o del suo consulente);
– nelle casse in cui non è denunciata l’integrazione va indicata la cassa presso la quale è stata denunciata l’integrazione stessa.
Nel caso in cui per lo stesso lavoratore con ore lavorate superiori a 120 siano necessarie denunce su più casse edili/edilcasse, si adotta il seguente comportamento:
– su ognuna delle casse competenti vanno sia denunciate, sulla base dell’attuale vigente normativa, le ore lavorate di competenza della stessa cassa ricevente la denuncia, sia indicate le ore lavorate denunciate globalmente sulle altre casse competenti, diverse da quella oggetto di denuncia.
Il MUT metterà a disposizione i singoli campi per inserire tutte le informazioni richieste.


2. Importo Fondo Sanitario Impiegati
E’ l’importo ottenuto sommando i seguenti elementi della retribuzione mensile:
– minimo
– contingenza
– EDR
– premio di produzione
moltiplicando l’importo ottenuto per l’attuale aliquota contributiva dello 0,26%.


Il MUT metterà a disposizione un apposito campo per inserire l’importo dovuto.


3. Imponibile Fondo Incentivo Occupazione
E’ ottenuto moltiplicando la paga oraria contenente i seguenti elementi della retribuzione
– minimo
– contingenza
– EDR


– ITS
per le ore effettivamente lavorate.
Il MUT potrà calcolare autonomamente l’importo dovuto utilizzando la paga oraria imponibile fondo sanitario per operai inserita in denuncia applicando poi l’aliquota dello 0,10%.

Modifiche al CCNL Terziario,Commercio e Servizi – Sistema Impresa – Fesica Confsal



Firmato un accordo di modifica contrattuale del CCNL per i dipendenti del terziario: commercio, distribuzione e servizi sottoscritto da Sistema Impresa – Fesica Confsal


Le Parti concordano di adeguare le tabelle retributive di cui all’articolo 192, sostituendole così come segue:


Dall’1/1/2019


 










































































Livelli

Paga


base

Indennità


di funzione

Elemento

Distinto


Della


retribuzione

Terzo elemento

in assenza di


elemento


provinciale

Totale (Euro)

Q 2.437,01 260,77   2,07 2.699,85
1 2.246,01     2,07 2.248,08
2 2.010,37     2,07 2.012,44
3 1.791,04     2,07 1.793,11
4 1.616,68     2,07 1.618,75
5 1.508,94     2,07 1.511,01
6 1.405,89     2,07 1.407,96
7 1.281,32   5,16 (*) 2,07 1.283,39
Op.vend.l°cat 1.561,28       1.561,28
Op.vend.2°cat 1.390,3       1.390,3


(*) l’elemento distinto della retribuzione è ricompreso nella paga base del livello 7.


Apprendistato dall’1/1/2019

































Livelli

Totale

2 (1° -18° m) 1.616,68
2 (19° -36°) 1.791,04
3(1°-18°) 1.508,94
3 (19° – 36°) 1.616,68
4(1°-18°) 1.405,89
4 (19° – 36°) 1.508,94
5 (1° -18°) 1.281,32
5 (19° – 36°) 1.405,89
6 (1° -12°) 1.281,32
6 (19° – 24°) 1.405,89


 


L’importo del terzo elemento, pari ad € 2,07 o, in alternativa, il terzo elemento previsto a livello provinciale spetta nella stessa misura anche ai lavoratori apprendisti.


Addetti ai cali center


Addetti ai call center


I valori della paga base nazionale conglobata a decorrere dal 1/1/2019 sono i seguenti:











































Livelli

Paga base

Terzo elemento

Totale(Euro)

Q 2.697,77 2,07 2.699,84
1 2.246,00 2,07 2.248,07
2 2.010,38 2,07 2.012,45
3 1.791,04 2,07 1.793,11
4 1.616,32 2,07 1.618,75
5 1.508,92 2,07 1.510,99
6 1.405,87 2,07 1.407,94
7 1.281,32 2,07 1.283,39


– Nota a verbale –


il terzo elemento previsto per il 7° livello della provincia di Verona deve intendersi di importo pari ad € 7,74.

Licenziamento per indebito utilizzo dei permessi 104


È legittimo il controllo operato dalle agenzie investigative finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi 104, al fine di consentire al datore di prendere conoscenza di comportamenti del lavoratore, che, sebbene estranei allo svolgimento dell’attività lavorativa, sono rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.


Nella specie, l’indebita utilizzazione dei permessi 104 era emersa a seguito di quanto appreso dalla società datrice per il tramite di un’agenzia di investigazione privata, la quale aveva riferito che il lavoratore invece di prestare assistenza al proprio familiare per il quale usufruiva dei suddetti permessi, aveva svolto attività varie di tipo personale durante l’ordinario orario di lavoro.
Secondo il giudice, di trattava di comportamenti così gravi da giustificare la massima sanzione espulsiva. Riteneva, poi, legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi in parola dal momento che lo stesso non riguardava l’adempimento della prestazione, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere tale prestazione; pertanto, riteneva utilizzabili gli esiti di tale investigazione e così anche delle dichiarazioni testimoniali rese dagli investigatori che avevano effettuato i controlli rilevando la tardività delle deduzioni del dipendente in ordine alla mancanza della licenza prefettizia in favore dell’agenzia investigativa incaricata degli accertamenti.
Lo stesso giudice riteneva, dunque, integrato un abuso del diritto di cui alla legge 104, in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integrante una condotta così grave da giustificare l’adottato provvedimento pur in assenza di precedenti disciplinari.
In merito ai controlli demandati dal datore di lavoro ad agenzie investigative, riguardanti l’attività lavorativa del prestatore svolta anche al di fuori dei locali aziendali, la Corte di Cassazione si è più volte pronunciata affermando che, non sono preclusi ai sensi dello Statuto dei lavoratori, laddove non riguardino l’adempimento della prestazione lavorativa, ma siano finalizzati a verificare comportamenti che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti od integrare attività fraudolente, fonti di danno per il datore medesimo. Tali agenzie per operare lecitamente non devono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione.

Procedura per la sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori


Il Ministero del lavoro definisce modalità, termini e procedure per l’applicazione del sistema della sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori, ai sensi dell’art. 12, commi 4 e 5, del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4.


Al fine di tutelare le risorse biologiche il cui ambiente abituale o naturale di vita sono le acque marine, nonché di prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, è fatto divieto di:
– effettuare la pesca con unità iscritte nei registri di cui all’articolo 146 del codice della navigazione, senza essere in possesso di una licenza di pesca in corso di validità o di un’autorizzazione in corso di validità;
– pescare in zone e tempi vietati dalle normative europea e nazionale vigenti;
– detenere, trasportare e commerciare prodotto pescato in zone e tempi vietati dalle normative europea e nazionale vigenti;
– pescare direttamente stock ittici per i quali la pesca è sospesa ai fini del ripopolamento per la ricostituzione degli stessi;
– pescare direttamente uno stock ittico per il quale è previsto un contingente di cattura, senza disporre di tale contingente ovvero dopo che il medesimo è andato esaurito;
– pescare con attrezzi o strumenti vietati dalle normative europea e nazionale o non espressamente permessi, o collocare apparecchi fissi o mobili ai fini di pesca senza la necessaria autorizzazione o in difformità da questa;
– occultare, manomettere o eliminaew elementi di prova relativi a un’indagine posta in essere dagli ispettori della pesca, dagli organi deputati alla vigilanza ed al controllo e dagli osservatori, nell’esercizio delle loro funzioni, nel rispetto delle normative europea e nazionale vigenti;
– intralciare l’attività posta in essere dagli ispettori della pesca, dagli organi deputati alla vigilanza ed al controllo e dagli osservatori, nell’esercizio delle loro funzioni, nel rispetto delle normative europea e nazionale vigenti.
Qualora le elencate violazioni siano commesse mediante l’impiego di una imbarcazione non espressamente autorizzata all’esercizio della pesca marittima professionale, gli organi di controllo di cui all’art. 22 del decreto legislativo n. 4/2012 redigono verbali di accertamento e contestazione – applicando la prescritta sanzione principale, nonché la sanzione accessoria della sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori – e trasmettono copia dei relativi atti al Capo del Compartimento marittimo competente in base al luogo della commessa violazione. In tal caso, il Capo del Compartimento competente emette provvedimento di sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori.
Il trasgressore è ammesso al pagamento della sanzione principale pecuniaria in misura ridotta, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.
L’interessato, entro il termine di trenta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione, può far pervenire al suddetto Capo del Compartimento scritti difensivi e documenti, nonché chiedere di essere sentito dal medesimo.
Il Capo del Compartimento competente, sentito l’interessato, ove questi ne abbia fatto richiesta, ed esaminati gli eventuali documenti e scritti difensivi inviati ovvero comunque decorsi i termini, ritenuto fondato l’accertamento, emette ordinanza ingiunzione motivata disponendo la sanzione principale e quella accessoria della sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori. Il Capo del Compartimento competente emette altrimenti provvedimento motivato di archiviazione degli atti.
Il provvedimento di sospensione ovvero l’ordinanza ingiunzione con cui è stata disposta la sospensione possono essere impugnati ai sensi degli articoli 22 e ss. della legge 24 novembre 1981, n. 689. Qualora, a seguito di impugnazione, siano annullati il provvedimento di sospensione ovvero l’ordinanza ingiunzione con cui è stata disposta la sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori, il marittimo interessato presenta al Capo del Compartimento marittimo dell’ufficio di iscrizione copia del provvedimento giudiziale che dispone l’annullamento.
Il Centro controllo nazionale pesca del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto provvede ad aggiornare i dati contenuti nel registro nazionale delle infrazioni con l’indicazione dei provvedimenti di sospensione emanati