Il negozio chiude: comunicazione anche senza SCIA

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che il soggetto che intende cessare l’attività commerciale non è obbligato ad inoltrare la SCIA, ma può utilizzare l’istituto della “comunicazione” (Risoluzione n. 72134 del 29 aprile 2014).

Rispondendo al quesito formulato da un Comune circa la possibilità o meno di formulare attraverso la SCIA la comunicazione di cessazione dell’attività commerciale, il Ministero dello Sviluppo Economico (di seguito “Ministero”) ha dunque rettificato l’indirizzo assunto finora sulla base della Nota ministeriale n. 178981 del 30 novembre 2010.
Nella predetta nota, infatti, il Ministero aveva precisato che, vista la disciplina vigente relativa al settore commercio, la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) costituiva l’unico strumento applicabile a tutti i procedimenti e, quindi, doveva ritenersi applicabile anche per la comunicazione di cessazione di attività degli esercizi di vicinato, delle medie e delle grandi strutture di vendita.
Viste, però, le modifiche normative intervenute nel 2012, che hanno previsto semplificazioni in materia di autorizzazioni per l’esercizio delle attività economiche e di controlli sulle imprese, il Ministero ha rettificato il predetto indirizzo in favore di una procedura più adeguata alle finalità dell’adempimento.
In particolare, le suddette modifiche alla disciplina del settore commercio hanno previsto l’introduzione di procedure differenziate in relazione alla tipologia dell’attività economica esercitata. Dunque è stata prevista l’individuazione delle attività economiche che devono essere sottoposte ad “autorizzazione”, a “S.C.I.A. con asseverazioni” o a “S.C.I.A. senza asseverazioni” ovvero a mera “comunicazione” e quelle del tutto libere.
Secondo il Ministero, ciò consente oggi di modificare l’indirizzo assunto in precedenza, anche al fine di eliminare procedure non proporzionate all’adempimento richiesto, prevedendo che l’adempimento amministrativo connesso alla cessazione dell’attività di vendita al dettaglio possa essere correttamente effettuato attraverso l’istituto della “comunicazione”.
Questo nuovo indirizzo assume particolare importanza in considerazione dei differenti termini previsti per l’inoltro della SCIA rispetto alla “comunicazione”.
Utilizzando l’istituto della SCIA, infatti, la comunicazione di cessazione dell’attività commerciale deve essere inoltrata preventivamente o contestualmente all’evento. Attraverso l’istituto della comunicazione, invece, l’adempimento deve essere assolto nel medesimo termine previsto per l’inoltro delle comunicazioni al Registro Imprese e al Repertorio Economico Amministrativo presso le CCIAA competenti per territorio.
Si tratta, in particolare, del termine prescritto nel caso di cessazione dell’attività dell’esercizio commerciale, che va comunicata al REA entro il termine di 30 giorni dalla data in cui avviene (ai sensi dell’articolo 2 del D.M. 9-3-1982), nonché nel caso di cessazione dell’impresa da comunicare al Registro Imprese nel termine sempre di 30 giorni (secondo quanto disposto dall’articolo 2196 Codice civile, per l’impresa individuale). Con riferimento alle società di capitali e alla società di persone, il Ministero evidenzia che sebbene sia disposto l’obbligo di procedere alla cancellazione, la normativa non prevede uno specifico termine.

Zone Franche Urbane, ecco come fruire delle agevolazioni

Le agevolazioni fiscali previste in favore delle piccole e micro imprese operanti nelle Zone Franche Urbane e nei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, possono essere fruite utilizzando gli importi corrispondenti in compensazione di altre imposte e contributi dovuti, soltanto tramite modello di pagamento F24 telematico. (Agenzia delle Entrate – provvedimento 6 maggio 2014, n. 62309).

Nell’ambito delle azioni finalizzate a promuovere uno sviluppo economico territoriale più armonioso ed equilibrato attraverso l’utilizzo dei Fondi europei (cd. “Fondi strutturali” e “Fondo di coesione”), sono stabilite specifiche agevolazioni di carattere fiscale in favore di piccole e micro imprese che svolgono la propria attività in zone specificamente individuate – cd. “Zone Franche Urbane (ZFU)”, caratterizzate da particolare ritardo di sviluppo in relazione a crescita, competitività, occupazione, inclusione sociale e qualità dell’ambiente.

LE ZONE AGEVOLATE
Le ZFU agevolate sono individuate in base al Decreto Ministeriale del 10 aprile 2013 nei comuni di Andria, Catania, Crotone, Erice, Gela, Lamezia Terme, Lecce, Mondragone, Napoli, Rossano, Taranto, Torre Annunziata, Aci Catena, Acireale, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Barletta, Benevento, Casoria, Castelvetrano, Corigliano, Cosenza, Foggia, Giarre, Lucera, Manduria, Manfredonia, Messina, Molfetta, Portici (Centro Storico), Portici (Zona Costiera), Reggio Calabria, San Giuseppe Vesuviano, San Severo, Santeramo in colle, Sciacca, Termini Imprese, Trapani, Vibo Valentia.
Inoltre, con il “Decreto Crescita 2012” le agevolazioni sono state estese in via sperimentale ai comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, nell’ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell’accordo di programma “Piano Sulcis”. Infine, con le Legge di Stabilità 2014, le agevolazioni sono state estese alle ZFU nei comuni di Lampedusa e Linosa.

LE AGEVOLAZIONI
Le piccole e micro imprese che svolgono l’attività economica nelle zone agevolate possono beneficiare, nei limiti di aiuto previsti secondo le regole “de minimis”, delle seguenti agevolazioni fiscali:
a) esenzione delle imposte sui redditi (IRPEF o IRES):
– per i primi 5 periodi d’imposta, al 100%;
– dal sesto al decimo periodo d’imposta, al 60%;
– undicesimo e dodicesimo periodo d’imposta, al 40%;
– tredicesimo e quattordicesimo periodo d’imposta, al 20%.
L’esenzione compete nel limite di 100 mila euro del reddito derivante dall’attività svolta nella zona agevolata. Tale limite è maggiorato di 5 mila euro, ragguagliato ad anno, a decorrere dal periodo di imposta di accoglimento dell’istanza e per ciascun periodo di imposta, per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, residente all’interno del sistema locale di lavoro in cui ricade la zona agevolata.
b) esenzione IRAP per i primi 5 periodi di imposta dall’accoglimento della richiesta, fino a concorrenza di 300 mila euro, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta.
c) esenzione dall’IMU relativamente agli immobili siti nella zona agevolata, posseduti e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica;
d) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, relativamente ai soli contratti a tempo indeterminato, ovvero a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, e a condizione che almeno il 30% degli occupati risieda nel Sistema Locale di Lavoro in cui ricade la zona agevolata, nei limiti dell’imposto massimo stabilito dal d.m. 1 dicembre 2009:
– per i primi 5 anni, al 100%;
– dal sesto al decimo anno, al 60%;
– undicesimo e dodicesimo anno, al 40%;
– tredicesimo e quattordicesimo anno, al 20%.

MODALITÀ DI FRUIZIONE DELLE AGEVOLAZIONI
La misura specifica delle agevolazioni fruibili in ciascun periodo d’imposta è determinata dal Ministero dello Sviluppo Economico in base alla richiesta presentata. Nei limiti dell’importo concesso, quindi, le agevolazioni sono fruite mediante riduzione dei versamenti effettuati tramite il modello di pagamento F24 di imposte e contributi dovuti.
A tal fine il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 62309 del 6 maggio 2014 ha stabilito che la compensazione può essere effettuata esclusivamente con il modello F24 telematico, e cioè con il modello di versamento presentato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (ENTRATEL o FISCONLINE). In caso contrario, l’operazione di versamento viene scartata ed il pagamento risulta non eseguito. Per ciascun modello F24 trasmesso, inoltre, viene effettuata la verifica che l’importo dell’agevolazione utilizzato non risulti superiore all’ammontare del beneficio complessivamente concesso all’impresa, al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati. Nel caso in cui l’agevolazione utilizzata risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 viene scartato e i pagamenti ivi contenuti si considerano non effettuati.
Ad oggi le agevolazioni non sono concretamente fruibili, mancando i relativi codici tributo da indicare nel modello F24 per effettuare la compensazione, che saranno istituiti con successive risoluzioni dall’Agenzia delle Entrate.

Sanatoria delle cartelle di pagamento: chiarimenti prima della scadenza

A fronte della proroga del termine previsto per il pagamento delle cartelle di pagamento di Equitalia con la definizione agevolata, fissato al 31 maggio 2014, sono stati sciolti gli ultimi dubbi in merito alle modalità di versamento (Equitalia – comunicato 7/5/2014).

Nella definizione agevolata rientrano le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi emessi per tributi di competenza delle agenzie fiscali, uffici statali ed enti locali, affidati a Equitalia entro il 31 ottobre 2013 e prima di procedere al pagamento, i contribuenti devono capire se i suddetti tributi inseriti nelle cartelle rientrano nella definizione agevolata e pertanto devono prendere visione della propria situazione debitoria, verificare la data in cui le somme dovute sono state affidate all’agente della riscossione e il tipo di atto ricevuto.
Per tutte le cartelle rientranti nell’agevolazione, il contribuente, comunque, non dovrà pagare:
– gli interessi di mora che maturano dalla data di notifica della cartella in caso di mancato pagamento delle somme entro i 60 giorni previsti;
– per le cartelle/avvisi emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate il tributo relativo agli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, indicati nella cartella di pagamento e nell’estratto di ruolo.

Chi sceglierà di aderire alla sanatoria dovrà pagare il residuo del debito (al netto degli interessi non dovuti), l’aggio, le spese di notifica e quelle per eventuali procedure attivate, presso gli sportelli Equitalia, gli uffici postali tramite bollettino F35 completo di codice fiscale. Le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati entro il 31 ottobre 2013 a Equitalia per la riscossione possono essere pagati in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo.

Redditometro, sì alle vicende precedenti rispetto al periodo contestato

Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione, ai fini dell’accertamento, le vicende relative alla situazione patrimoniale del contribuente accadute in anni diversi da quello in contestazione possono costituire legittimi indici di capacità contributiva in tale materia, qualora si riflettano sul periodo fiscale interessato, traducendosi in ulteriori e autonomi indici contributivi (Corte di cassazione – ordinanza n. 9728/2014).

L’orientamento della giurisprudenza si ispira sull’accertamento induttivo effettuato sulla base del controllo delle scritture e delle registrazioni contabili che, appunto, tiene conto di presunzioni semplici in virtù delle quali l’ufficio finanziario verifica la sussistenza di un reddito certo e, quindi, di capacità contributiva.

Per ciò che concerne l’accertamento dell’Iva, la giurisprudenza chiarisce che l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento può essere assolto anche mediante rinvio ad altri atti conosciuti o conoscibili da parte del contribuente, ed in particolare al verbale redatto dalla Guardia di finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria. Pertanto, in caso d’impugnazione, il giudice di merito deve accertare, motivando adeguatamente sul punto, se detto verbale sia stato posto nella sfera di conoscenza del contribuente.

Sostituto d’imposta recupera bonus Irpef con il codice tributo “1655”

8 mag 2014 L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 07 maggio 2014, n. 48/E ha istituito il codice tributo “1655” per il recupero da parte dei sostituti d’imposta mediante il modello di pagamento F24 delle somme erogate come credito Irpef a favore dei lavoratori.

Ai sensi delll’articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014 è stato previsto un credito a favore di lavoratori dipendenti e assimilati che non concorre alla formazione del reddito.
Hanno diritto al credito i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il bonus spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre categorie di detrazioni, ad esempio quelle per carichi di famiglia.
Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il credito dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.
Il bonus sarà riconosciuto in via automatica dai sostituti d’imposta in busta paga senza quindi dover fare alcuna domanda. Essi riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.
Al fine di consentire ai sostituti d’imposta il recupero delle somme erogate ai sensi del sopra citato articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014, mediante l’istituto della compensazione è stato istituito il seguente codice tributo:
“1655 – Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66”.

Consulente aziendale con collaboratore esterno versa l’IRAP

8 mag 2014 La Corte di cassazione con l’ordinanza del 7 maggio 2014 n. 9790 ha così affermato: “il consulente che si avvale di prestazioni non occasionali di un collaboratore esterno è tenuto a versare l’Irap.”.

La Cassazione accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTR della Lombardia, che al contrario ha affermato l’irrilevanza, ai fini della valutazione del requisito dell’autonoma organizzazione, dell’eventuale apporto di lavoro dipendente o di collaborazioni continuative esterne nell’attività del professionista.
In accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, la Corte cassa la sentenza della CTR della Lombardia con rinvio ad altra sezione della medesima CTR anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
Di seguito si riportano le motivazioni di tale decisione.
In tema di Irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo;
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo “l’id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione;
c) oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Secondo il consolidato orientamento della Corte di cassazione, conforme all’indirizzo espresso dalla Corte costituzionale e pienamente condivisibile e che va dunque riaffermato, nonostante qualche isolato precedente contrario, l’impiego non occasionale di lavoro altrui, deve ritenersi di per sè integrativo del requisito dell’autonoma organizzazione, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell’attività professionale del contribuente sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di collaborazione.
In presenza di detto requisito si è dunque necessariamente in presenza di una struttura organizzativa avente rilevanza esterna e che richiede un’attività di coordinamento dei diversi fattori produttivi da parte del professionista, si da assorbire e rendere superfluo la valutazione complessiva degli altri fattori e del valore dei beni strumentali complessivamente impiegati. L’avvalersi di un dipendente ovvero di un collaboratore non occasionale integra di per sé il requisito della “stabile organizzazione”.
 

Modificati i termini di versamento TASI e TARI

La Legge n. 68 del 2 maggio 2014, ha disposto la conversione del Decreto Legge n. 6 marzo 2014, n. 16 (cd. “decreto salva Roma-ter”), recante disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche, modificando, tra l’altro, i termini di versamento della TASI e della TARI.

In particolare, è stato stabilito che il versamento della Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI) deve essere effettuato in due rate:
– la prima (in acconto) entro il 16 giugno dell’anno di tassazione, pari alla metà della tassa determinata applicando le aliquote e le condizioni deliberate dal comune per l’anno precedente;
– la seconda (a saldo della Tasi dovuta per l’intero anno) entro il 16 dicembre dello stesso anno, pari all’importo della tassa a conguaglio determinata applicando le delibere pubblicate entro il 28 ottobre dell’anno d’imposta. In caso di mancata pubblicazione della delibera da parte del comune entro il predetto termine, anche la seconda rata a saldo dovrà essere determinata considerando le aliquote e le condizioni previste per l’anno precedente.
In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la Tasi.
Limitatamente all’anno 2014, che costituisce il primo anno di applicazione della Tasi, la Legge di conversione ha stabilito che:
– per gli immobili adibiti ad abitazione principale il versamento deve essere effettuato in un’unica rata, entro il 16 dicembre 2014. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera di approvazione delle aliquote e delle detrazioni entro il 31 maggio 2014, determinando altresì le modalità di applicazione, il versamento deve essere effettuato sulla base della delibera;
– per gli immobili diversi dall’abitazione principale il versamento della prima rata deve essere effettuato entro il 16 giugno 2014, applicando l’aliquota dell’1 per cento. Il versamento della seconda rata deve essere effettuato a conguaglio entro il 16 dicembre 2014 sulla base delle deliberazioni adottate dal consiglio comunale. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera entro il 31 maggio 2014, anche il versamento della prima rata deve essere effettuato sulla base della delibera.
Sotto il profilo delle agevolazioni, la Legge di conversione ha esteso l’esenzione ai rifugi alpini non custoditi, ai punti d’appoggio ed ai bivacchi.
Nessuna variazione, invece, sulle modalità di pagamento, che deve effettuato tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione con eventuali crediti relativi ad altri tributi e contributi.

Per quanto riguarda la Tassa sui Rifiuti (TARI), invece, le scadenze di pagamento sono stabilite dal comune, che deve prevedere almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato rispetto alla TASI. In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la tassa. Restano invariate le modalità di pagamento, che deve essere fatto tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione.
Con riferimento alla TARI, la Legge di conversione ha disposto inoltre che il comune con proprio regolamento stabilisce riduzioni della quota variabile della tassa, proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati agli urbani che i produttori dimostrino di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati. A tal fine il comune individua altresì le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione.

La Legge n. 68/2014 apporta modifiche anche alla disciplina dell’imposta municipale propria (IMU) e dell’addizionale comunale all’IRPEF.
Con riferimento all’Imposta Municipale propria (IMU) è stato stabilito che a decorrere dall’anno d’imposta 2013, per gli immobili in “multiproprietà” il versamento dell’imposta deve essere effettuato da chi amministra la multiproprietà. A tal fine l’amministratore può prelevare l’importo necessario al pagamento dell’IMU dalle disponibilità finanziarie comuni attribuendo le quote al singolo titolare dei diritti con addebito nel rendiconto annuale. Inoltre, è stata ripristinata la norma secondo la quale nel caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’IMU dovuta per l’anno 2013, non si applicano sanzioni e interessi se la differenza è versata entro il termine di versamento della prima rata dovuta per l’anno 2014.
Per quanto concerne l’addizionale comunale all’IRPEF, la Legge n. 68/2014 ha stabilito, in deroga alla normativa in materia che prevede l’applicabilità delle delibere solo se pubblicate sul sito del Ministero dell’economia e delle Finanze entro il 20 dicembre dell’anno d’imposta, che per l’anno 2013 si considerano valide le delibere di istituzione o variazione dell’addizionale, approvate nei termini di legge, che siano state comunicate entro il 31 dicembre 2013. In altri termini, si fa salva l’applicazione delle delibere “comunicate” al Ministero entro il 31/12/2013, ancorché pubblicate oltre tale data.

Dal Fisco arrivano le regole sul bonus Irpef

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E del 2014 ha fornito le istruzioni per applicare il credito introdotto dal Dl n. 66/2014 per la riduzione del cuneo fiscale nel 2014.

Beneficiari

Hanno diritto al credito i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il bonus spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre categorie di detrazioni, ad esempio quelle per carichi di famiglia.

Ammontare del credito

Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il bonus non concorre alla formazione del reddito e andrà ai lavoratori dipendenti e assimilati la cui imposta lorda sia superiore all’importo della propria detrazione per lavoro dipendente e sarà rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Il credito quindi dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.

Adempimenti dei sostituti d’imposta

Il bonus sarà riconosciuto in busta paga senza dover fare alcuna domanda. I sostituti d’imposta riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.

Soggetti senza sostituto di imposta

I soggetti titolari nel corso dell’anno 2014 di redditi di lavoro dipendente, le cui remunerazioni sono erogate da un soggetto che non è sostituto di imposta, tenuto al riconoscimento del credito in via automatica, e tutti i soggetti il cui rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio, potranno chiedere il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2014, utilizzarlo in compensazione, oppure richiederlo a rimborso.

Credito non spettante

I contribuenti che non hanno i requisiti per il ricevere il bonus, ad esempio perché hanno un reddito complessivo superiore a 26mila euro per via di altri redditi (oltre a quelli erogati dal sostituto d’imposta), devono comunicarlo al sostituto che recupererà il credito nelle successive buste paga. Se un contribuente ha comunque percepito un credito in tutto o in parte non spettante dovrà restituirlo nella dichiarazione dei redditi.

Bonus 80 euro per dipendenti, IRAP ridotta per imprese

Il Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014 contenente le misure annunciate dal Governo in materia di riduzione della pressione fiscale per lavoratori e imprese (di seguito “decreto”) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 dello stesso giorno. Gli interventi di riduzione delle imposte sono finanziati attraverso un incremento della tassazione sui redditi di natura finanziaria, i proventi della lotta all’evasione e la spending review.

Ecco in dettaglio le misure fiscali che interessano piu da vicino imprese e lavoratori.

Credito d’imposta IRPEF per i dependenti

Il decreto stabilisce un bonus di 80 euro mensili, a partire da maggio 2014, in favore di lavoratori dipendenti e assimilati, per l’anno 2014.
I beneficiari sono i soggetti che percepiscono redditi di lavoro dipendente ed i seguenti redditi assimilati:
– compensi dei soci lavoratori delle cooperative;
– indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
– borse di studio e assegni di formazione professionale;
– compensi per collaborazioni coordinate e continuative;
– remunerazioni dei sacerdoti;
– prestazioni pensionistiche erogate da forme di previdenza complementare;
– compensi percepiti dai lavoratori socialmente utili.
Il beneficio è costituito da un credito d’imposta IRPEF pari a 640 euro, per l’anno 2014, che però deve essere rapportato al periodo di lavoro. Quindi, se il rapporto di lavoro non dura per l’intero anno l’importo deve essere proporzionalmente ridotto.
Il credito d’imposta è riconosciuto in misura piena se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro. Qualora, invece, il reddito complessivo è compreso tra 24.000 e 26.000 euro, il credito d’imposta spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro. Da 26.000 euro in poi il credito d’imposta non spetta.
Nel rispetto delle suddette condizioni, il bonus spetta se dopo aver applicato le detrazioni per lavoro dipendente e assimilato, è comunque dovuta l’IRPEF. Questo significa che, anche qualora l’imposta dovesse essere azzerata per effetto di detrazioni per carichi di famiglia o di detrazioni per oneri sostenuti, il credito d’imposta è comunque riconosciuto. Viceversa se l’IRPEF lorda dovesse essere assorbita completamente dalle detrazioni di lavoro, il credito non spetta.
Una volta determinato l’importo del credito d’imposta, lo stesso deve essere corrisposto in quote mensili a partire da maggio fino a dicembre 2014.
Il bonus è riconosciuto, in via automatica, dal datore di lavoro in busta paga. A tal fine, lo stesso, utilizza, fino a capienza, l’ammontare complessivo delle ritenute disponibile in ciascun periodo di paga e, per la differenza, i contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga. Sono esclusi i datori di lavoro domestici; in questo caso i lavoratori beneficieranno del credito d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi.
L’importo del credito riconosciuto deve essere indicato nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (CUD).

Riduzione aliquote IRAP

A decorrere dal 2014 (per i soggetti con periodo d’imposta corrispondente all’anno solare), è prevista una riduzione generalizzata delle aliquote IRAP previste dalla normativa statale.

 

Soggetto passivoAliquota 2014Aliquota 2013
Generalità dei contribuenti3,50%3,90%
Imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori3,80%4,20%
Banche e gli altri enti e società finanziari4,20%4,65%
Imprese di assicurazione5,30%5,90%
Soggetti che operano nel settore agricolo e cooperative della piccola pesca e loro consorzi1,70%1,90%

 

Le aliquote in misura ridotta possono essere applicate già in sede di determinazione dell’acconto IRAP per il 2014. In questo caso però le aliquote da tenere in considerazione sono le seguenti:
a) 3,75% per la generalità dei contribuenti;
b) 4,00% per le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori;
c) 4,50% per le banche e gli altri enti e società finanziari;
d) 5,70% per le imprese di assicurazione;
e) 1,80% per i soggetti che operano nel settore agricolo e per le cooperative della piccola pesca e loro.
La norma stabilisce, inoltre, la riduzione dall’1 per cento allo 0,92 per cento della componente variabile che possono applicare le regioni per variare le aliquote disposte dallo Stato per le singole categorie di contribuenti.

Crediti compensabili

Per quanto concerne imprese e professionsti che vantano crediti commerciali nei confronti della Pubblica Amministrazione, il “decreto” stabilisce che:
– le somme dagli stessi dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario (accertamento con adesione, definizione e acquiescenza, definizione agevolata delle sanzioni, conciliazione giudiziale, mediazione) possono essere pagate utilizzando in compensazione i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazioni, forniture e appalti. Viene eliminata la limitazione ai crediti maturati fino al 31 dicembre 2012;
– è estesa alle cartelle di pagamento ed agli atti esecutivi notificati fino al 30 settembre 2013 (prima fino al 31/12/2012) la possibilità di effettuare il pagamento utilizzando i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazioni, forniture e appalti.

TASI e TARI: ecco i codici F24

L’Agenzia delle Entrate ha definito i codici tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24 della TASI e della TARI. I codici sono stati adottati con due distinte risoluzioni (n. 45/E e 46/E) emesse il 24 aprile 2014.

La TASI (tributo per i servizi indivisibili) e laTARI (tassa sui rifiuti) costituiscono la componente riferita ai servizi dell’imposta unica comunale (IUC), istituita a decorrere dal 1° gennaio 2014. L’altra componente della IU, di natura patrimoniale, è costituita dall’IMU (imposta municipale propria).
La TASI è dovuta sia dal possessore che dall’utilizzatore dell’immobile, ed è destinata a finanziare i servizi indivisibili erogati dal comune.
La TARI è a carico dell’utilizzatore ed è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. I Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico possono, con proprio regolamento, prevedere l’applicazione di una “TARIFFA” avente natura corrispettiva, in luogo della TARI.
Per consentire ai soggetti obbligati di effettuare il versamento dei tributi comunali tramite modello F24, applicando le disposizioni sul versamento unitario e le compnesazioni, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i relativi codici tributo.
Per la TARI o tariffa, in particolare, sono stati ridenominati ed assegnati i codici tributo che prima erano utilizzati per la TARES.
Con riferimento alle somme dovute da soggetti privati, devono essere utilizzati i seguenti codici:
– “3958” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili su abitazione principale e relative pertinenze
– “3959” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per fabbricati rurali ad uso strumentale
– “3960” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per le aree fabbricabili
– “3961” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per altri fabbricati
– “3944” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011
– “3950” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013- art. 14, c. 29 DL n. 201/2011

In caso di ravvedimento operoso le somme dovute per sanzioni e interessi sono versati unitamente all’imposta, utilizzando il codice tributo previsto per il versamento ordinario.
In caso di somme dovute a seguito dell’attività di controllo, l’importo dell’imposta deve essere versato con lo stesso codice utilizzato per il versamento ordinario, mentre per le sanzioni e gli interessi devono essere utilizzati gli appositi codici tributo:
– “3962” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili (Interessi)
– “3963” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili (Sanzioni)
– “3945” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011 (Interessi)
– “3946” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011 (Sanzioni)
– “3951” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 – art. 14, c. 29 DL n. 201/2011 (Interessi)
– “3952” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 – art. 14, c. 29 DL n. 201/2011 (Sanzioni).

In sede di compilazione del modello F24 i suddetti codici tributo devono essere indicati nella “SEZIONE IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”. In particolare:

a) per la TARI o TARIFFA
– nello spazio “codice ente/codice comune”, indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili;
– nello spazio “Ravv.”, barrare se il pagamento si riferisce al ravvedimento;
– nello spazio “numero immobili”, indicare il numero degli immobili ;
– nello spazio “rateazione/mese rif”, indicare il numero della rata nel formato “NNRR” dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. In caso di pagamento in un’unica soluzione, il campo è valorizzato con “0101”;
– nello spazio “anno di riferimento”, indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

b) per la TASI
– nello spazio “codice ente/codice comune”, indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili;
– nello spazio “Ravv.”, barrare se il pagamento si riferisce al ravvedimento;
– nello spazio “Acc”, barrare se il pagamento si riferisce all’acconto;
– nello spazio “Saldo”, barrare se il pagamento si riferisce al saldo. Se il pagamento è effettuato in unica soluzione per acconto e saldo, barrare entrambe le caselle;
– nello spazio “Numero immobili”, indicare il numero degli immobili;
– nello spazio “Anno di riferimento”, indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.