Irap Professionisti: il presupposto dell’autonoma organizzazione


In tema di IRAP, l’elevato ammontare dei ricavi, dei compensi e delle spese, anche per beni strumentali, non integrano, di per sé, il presupposto impositivo dell’autonomia organizzazione (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7259).

La Suprema Corte, ha più volte affermato il principio, riferito all’agente di commercio, secondo cui è assoggettabile ad IRAP solo ove ricorra il requisito dell’autonoma organizzazione, la cui sussistenza non può essere desunta dal valore dei compensi e dei costi e dal reciproco rapporto percentuale atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore specifico dell’attività esercitata e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazioni per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale), costituendo, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’aspetto organizzativo.


Indici sintetici di affidabilità fiscale: approvate le modifiche


Approvazione delle modifiche agli indici sintetici di affidabilità fiscale applicabili al periodo d’imposta 2018 con il decreto del MEF del 27 febbraio 2019.


 


Le risultanze dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, integrati con le modifiche approvate con il presente decreto, determinate anche a seguito della dichiarazione di ulteriori componenti positivi di reddito per migliorare il profilo di affidabilità, rilevano ai fini dell’accesso al regime premiale e delle attività di analisi del rischio di evasione fiscale.
Le modifiche si applicano nei confronti delle imprese che, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, determinano il reddito secondo quanto previsto dall’art. 66, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e che nel periodo di imposta precedente hanno determinato il reddito secondo quanto previsto dall’art. 56 del medesimo testo unico delle imposte sui redditi, o viceversa.
La soglia minima e quella massima dell’indicatore di anomalia «Costo per litro di gasolio consumato durante il periodo d’imposta» dell’ISA AG68U sono determinate, per l’applicazione di tale indice al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, rispettivamente, nella misura di 1,17 e 1,28. Per l’individuazione delle soglie di cui al periodo precedente si è tenuto conto dell’andamento medio del prezzo relativo al gasolio, con riferimento al 2018, risultante dal sito internet del Ministero dello sviluppo economico.
Le soglie massime dell’indicatore di anomalia «Costo del carburante per chilometro» dell’indice sintetico di affidabilità fiscale AG72U sono modificate con riferimento alla relativa applicazione al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018.
La soglia minima e quella massima dell’indicatore di anomalia «Costo del carburante al litro» dell’indice sintetico di affidabilità fiscale AG90U sono determinate, con riferimento all’applicazione del citato indice al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, rispettivamente, nella misura di 0,54 e 0,66. Per l’individuazione delle soglie di cui al periodo precedente si è tenuto conto dell’andamento medio del prezzo relativo al gasolio al netto delle accise, con riferimento al 2018, risultante dal sito internet del Ministero dello sviluppo economico.
Il programma informatico, realizzato dall’Agenzia delle entrate, di ausilio all’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, tiene conto delle modifiche agli stessi indici di cui al presente decreto.


Prestazioni di massofisioterapia: solo fattura elettronica extra SDI o analogica

Con la Risposta a Interpello n. 78 del 19 marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che per le prestazioni di massofisioterapia effettuate da massaggiatori/massofisioterapisti iscritti all’Ordine delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e prevenzione si applica il divieto di fatturazione elettronica tramite SdI, come per la generalità delle prestazioni mediche in favore di persone fisiche.

QUESITO
Un massaggiatore/massofisioterapista titolare di un ambulatorio fisioterapico – autorizzato all’esercizio di attività sanitaria in varie discipline mediche (fisiatria, ortopedia e traumatologia, pneumologia, scienza dell’alimentazione, radiologia ecografo e agopuntura) – ha posto un quesito in merito all’obbligo di fatturazione elettronica per:
– le prestazioni di massofisioterapia;
– le prestazioni svolte da medici chirurghi (ad esempio, ecografo) e fatturate allo studio.

DISCIPLINA DI RIFERIMENTO
Fatta salva l’opposizione espressa dai pazienti, i dati delle prestazioni a carattere sanitario sono trasmessi in via telematica al Sistema Tessera Sanitaria, che li mette a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata.
Sul fronte della fatturazione, dal 1° gennaio 2019 è in vigore l’obbligo di documentare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi utilizzando la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI), fatti salvi gli esoneri specificamente previsti.
Per il solo periodo d’imposta 2019, tuttavia, è stabilito il divieto di documentare tramite fatturazione elettronica le operazioni effettuate da quanti sono tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, nonché dai soggetti che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, con riferimento alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche.

CHIARIMENTI DEL FISCO
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche non devono mai essere fatturare elettronicamente via SdI. Ciò a prescindere, sia dal soggetto (persona fisica, società, ecc.) che le eroga, sia dall’invio, o meno, dei relativi dati al Sistema Tessera Sanitaria.
Differente è invece l’ipotesi in cui la studio medico (professionista persona fisica, società, ecc.) nell’erogare la prestazione si avvalga di medici terzi, che fatturano il servizio reso allo studio/centro medico e non direttamente al paziente/utente. In tal caso il medico (terzo) deve documentare la prestazione fornita mediante fattura elettronica via SDI, salvo eventuali esoneri dall’obbligo di fatturazione che lo riguardino in prima persona.
È appena il caso di precisare che, nelle ipotesi di divieto di fatturazione elettronica tramite SdI, o comunque di relativo esonero, resta comunque l’obbligo di documentare la prestazione effettuata. Tale adempimento può essere assolto tramite fattura elettronica extra SdI ovvero in formato analogico.

Le regole per la sanatoria degli errori formali


Definite le modalità operative e la tempistica per la regolarizzazione delle “violazioni formali” che non incidono sulla base imponibile, sull’imposta e sul pagamento (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 15 marzo 2019, n. 62274).

Nello specifico, le violazioni formali che possono formare oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui sono competenti gli uffici dell’Agenzia delle entrate ad irrogare le relative sanzioni amministrative, commesse fino al 24 ottobre 2018 dal contribuente, dal sostituto d’imposta, dall’intermediario e da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione di dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta, ai fini dell’IVA, dell’IRAP, delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte, dei crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.
La regolarizzazione quindi riguarda esclusivamente le violazioni che non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo ma possono comunque arrecare pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e che quindi non possono essere considerate violazioni “meramente formali”. Ad esempio, non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione l’omessa presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi, IRAP o IVA, in quanto l’omissione rileva ai fini della determinazione della base imponibile anche qualora non dovesse risultare un’imposta dovuta. Parimenti, non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione la violazione punita – in ragione del comportamento antigiuridico consistente nella deduzione di costi o spese sostenuti in relazione a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati – con la sanzione amministrativa dal 25 al 50 per cento dell’ammontare di tali componenti negativi indeducibili indicati nella dichiarazione dei redditi.
La regolarizzazione si perfeziona mediante la rimozione delle irregolarità od omissioni e il versamento di 200 euro per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni formali indicati nel modello F24.
Il contribuente può scegliere quali e quanti periodi d’imposta regolarizzare. La regolarizzazione di violazioni formali che non si riferiscono ad uno specifico periodo d’imposta, come ad esempio quelle relative alla comunicazione di dati da parte di soggetti diversi dal contribuente, deve fare riferimento all’anno solare in cui la violazione è stata commessa.
Il versamento può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. É consentito anche il versamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.
Per il pagamento, non si applica la compensazione.
Per il perfezionamento della regolarizzazione, è richiesta anche “la rimozione delle irregolarità od omissioni”; sostanzialmente si tratta della regolarizzazione degli errori e delle omissioni, non incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo.
La rimozione va effettuata entro il 2 marzo 2020.
La rimozione non va effettuata quando non sia possibile o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale. Rientrano in tale ipotesi, ad esempio, le violazioni riguardanti l’errata applicazione dell’inversione contabile.
Il mancato perfezionamento della regolarizzazione non dà diritto alla restituzione di quanto versato.
Il perfezionamento della regolarizzazione non comporta la restituzione di somme a qualunque titolo versate per violazioni formali, salvo che la restituzione debba avvenire in esecuzione di pronuncia giurisdizionale o di provvedimento di autotutela.

Professionisti in regime forfettario: nessun recupero della ritenuta sui compensi esteri


I redditi prodotti da un libero professionista in regime forfettario non partecipano alla formazione del suo reddito complessivo. Tale scelta esclude la possibilità di fruire, per la ritenuta subita sui compensi corrisposti da un committente estero, del credito per le imposte all’assolte fuori l’Italia (Agenzia Entrate – risoluzione 15 marzo 2019, n. 36/E).

Il regime forfettario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché non hanno conseguito, nell’anno precedente, ricavi superiori ad euro 65.000,00 e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione previste.
Ai fini IVA, i contribuenti in regime forfetario non addebitano l’imposta né esercitano il diritto alla detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti nazionali, comunitari e sulle importazioni. Relativamente alle imposte sui redditi, invece, i ricavi o i compensi percepiti sono assoggettati a imposta sostitutiva e pertanto non sono soggetti alla ritenuta di acconto.
Il compenso di un libero professionista residente in regime forfetario risulta, dunque, assoggettato ad una imposta nella misura del 15% che è sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.
Nel sistema tributario italiano tale reddito non concorre alla formazione del reddito complessivo e tale circostanza esclude la possibilità di fruire, per la ritenuta subita sui compensi corrisposti dal committente estero, del credito per le imposte assolte all’estero.
Diverso è il caso in del professionista che opta per il regime ordinario; in tale ipotesi, infatti, concorrendo il reddito alla formazione del reddito complessivo l’imposta assolta all’estero potrà essere recuperata.

Corrispettivi telematici: posticipato il termine per l’aggiornamento della CA

Con il Comunicato del 22 febbraio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha posticipato al 15 maggio 2019 il termine per l’installazione della nuova CA nei dispositivi utilizzati per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, necessaria per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione.

Tutti i dispositivi che colloquiano con il sistema dei corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (registratori telematici, server RT o dispositivi mobili certificati per i distributori automatici) e tutti i sistemi proprietari che utilizzano le interfacce applicative gestionali, per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione, ai fini della memorizzazione e della trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, devono essere configurati con una Certification Authority (CA) rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.
L’Agenzia delle Entrate ha comunicato il rinnovo della CA per la connessione TLS con il server di produzione, prevedendo l’aggiornamento dei dispositivi utilizzati per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri.
In un primo momento il timing è stato fissato al 31 marzo 2019, ma con il Comunicato del 22/02/2019 il termine per l’aggiornamento è stato posticipato al 15 maggio 2019.


La CA rinnovata per la connessione sicura è la “CA Entrate”, quindi per garantire la continuità del servizio al momento della sostituzione del certificato server è necessario configurare il file “CAAgenziadelleEntrate.cer” insieme al vecchio file “CAEntrate.cer”, aggiungendolo nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse.
Questa operazione deve essere eseguita sia sui sistemi che si interfacciano con i servizi dispositivi dell’Allegato Api REST Dispositivi, sia sui sistemi proprietari che si interfacciano con i servizi gestionali dell’Allegato Api REST Gestionali.


Il file di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer” è recuperabile effettuando i passi seguenti:
1) accedere al sito web Fatture&Corrispettivi;
2) accedere alla sezione dedicata ai certificati;
3) scaricare la nuova versione del file “CAServizioAECorrispettiviIVA.zip”;
4) recuperare, fra i file presenti, quello di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer”;
5) configurare il certificato nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse, senza eliminare quello vecchio “CAEntrate.cer”.


Il mancato aggiornamento della configurazione descritta entro la data indicata comporterà l’impossibilità di effettuare connessioni al sistema dei corrispettivi attraverso le interfacce applicative (api rest).

Fatturazione elettronica nella società cooperativa agricola


La cooperativa nel predisporre la fattura elettronica può inserire il proprio indirizzo telematico come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli copia della fattura, ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 18 marzo 2019, n. 10).

Dal 1° gennaio 2019, al fine di razionalizzare il procedimento di fatturazione e registrazione, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio.
La regola generale appena richiamata prevede, tuttavia, alcune eccezioni di ordine soggettivo, oggettivo (per quelle cessioni/prestazioni di servizi che non hanno obbligo di essere documentate tramite fattura) e “misto” (per soggetti specificamente individuati quando si verificano peculiari situazioni, come avviene, ad esempio, per chi è tenuto all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria).
Va aggiunto che la razionalizzazione del processo di fatturazione operata dal legislatore reca, come necessario presupposto, l’obbligo di documentare un’operazione tramite fattura (la quale, a decorrere dal 1° gennaio 2019, fatte salve le eccezioni appena viste, deve essere elettronica e transitare tramite SdI).
I vari interventi normativi, infatti, non hanno modificato le ulteriori previsioni del decreto IVA (o di altri provvedimenti) che dettano le regole relative alla certificazione delle operazioni (tramite fattura o con un diverso strumento ritenuto parimenti idoneo, si tratti di scontrini, ricevute fiscali o altro).
In questo quadro rientrano anche i passaggi dei prodotti agricoli e ittici effettuati dai produttori agricoli agli enti, alle cooperative o agli altri organismi associativi ai fini della vendita, anche previa manipolazione o trasformazione, che si considerano effettuati all’atto del versamento del prezzo ai produttori agricoli soci o associati. L’obbligo di emissione della fattura può essere adempiuto dagli enti stessi per conto dei produttori agricoli conferenti; in tal caso a questi è consegnato un esemplare della fattura ai fini dei successivi adempimenti prescritti nel presente titolo.
Ai fini della compilazione delle fatture, la società cooperativa agricola di conferimento può emettere la fattura per ogni singolo socio utilizzando una distinta numerazione per ciascun conferente (es. 1/Cop__, 2/Cop__, ecc). In tal modo, le fatture emesse dalla cooperativa per conto del socio risulteranno progressive con riferimento al singolo socio, e saranno distinte da tutte le altre fatture emesse dal socio stesso ad altri clienti, che seguiranno una numerazione progressiva diversa (ad esempio per gli altri clienti il socio numererà le fatture con 1, 2, 3, ecc.).
Si ricorda che nel caso di emissione della fattura da parte del cessionario/committente (nel caso di specie, la società cooperativa) per conto del socio occorre valorizzare i blocchi “Terzo intermediario o Soggetto emittente” e “Soggetto emittente”, inserendo i dati della cooperativa e indicando che l’emittente è il “Cessionario/committente”.
Inoltre, nel predisporre la fattura elettronica la cooperativa può inserire il proprio indirizzo telematico (per esempio il proprio indirizzo PEC o il proprio codice destinatario) come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli (tramite email o altro strumento ritenuto utile) duplicato del file XML della fattura elettronica o copia in formato PDF della fattura (eventualmente con la relativa ricevuta di avvenuta consegna pervenuta dal SdI), ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Attività gastronomica, si all’utilizzo di un distributore di caffè e bevande


In un esercizio commerciale abilitato alla panificazione, al vicinato alimentare e alla gastronomia calda e fredda è ammessa la collocazione di una macchina che eroga automaticamente caffè e altre bevande a patto che sia utilizzabile dai clienti in modo diretto ed autonomo, ossia senza alcun servizio assistito caratterizzante invece l’attività di somministrazione di alimenti e bevande (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 184409/2018).

Dopo essersi espresso sulla la collocazione di una macchina del caffè fornita in comodato d’uso che eroga le bevande tramite l’introduzione di cialde, questa volta il Ministero dello Sviluppo Economico si espresso sulla collocazione di un distributore automatico che eroga caffè e bevande.


In entrambi i casi il concetto è sempre lo stesso. Negli esercizi di vicinato legittimati alla vendita di prodotti alimentari, il consumo sul posto dei medesimi prodotti non può essere vietato o limitato se svolto con l’esclusione del servizio assistito.


Pertanto al collocazione all’interno dell’esercizio di un distributore automatico di caffè e bevande non è preclusa se è utilizzabile dai clienti in maniera diretta e in piena autonomia, senza servizio assistito di somministrazione.

IVA: versamento del saldo 2018

Scade il prossimo 18 marzo il termine per il versamento del saldo IVA relativo all’anno d’imposta 2018, senza alcuna maggiorazione.

La differenza tra l’ammontare dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale IVA e l’ammontare delle somme già versate periodicamente (mensile o trimestrale) deve essere versata entro il 16 marzo di ciascun anno. Quest’anno siccome la scadenza cade di sabato, il termine è posticipato di diritto al 18 marzo 2019.
Per i soggetti che effettuano la liquidazione periodica dell’imposta con cadenza trimestrale, l’importo dell’IVA dovuta va maggiorato degli interessi nella misura dell’1%.
L’importo dovuto a saldo va versato alla scadenza in unica soluzione.
In alternativa è possibile effettuare il versamento in rate mensili di pari importo; in tal caso la prima rata deve essere versata entro il 18 marzo 2019 e l’ultima non oltre il 18 novembre 2019. Le rate successive alla prima devono essere versate entro il giorno 16 di ciascun mese, tenendo presente che le scadenze cadenti di sabato o in un giorno festivo sono automaticamente posticipate al primo giorno non festivo successivo. Inoltre, si ricorda che la rata del mese di agosto può essere versata entro il giorno 20 agosto 2019 (anziché il 16 agosto 2019).
Se si opta per la rateizzazione, sull’importo delle singole rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso dello 0,33% per ogni mese (quindi sulla 2^ rata lo 0,33%, sulla 3^ lo 0,66%, sulla 4^ lo 0,99%, ecc.).

DIFFERIMENTO


È possibile versare l’IVA a saldo in unica soluzione entro il termine stabilito per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi (1° luglio 2019). In tal caso l’importo deve essere maggiorato dello 0,40% a titolo di interessi per ogni mese o frazione di mese successivo al 18 marzo 2019 (quindi 1,60% se il versamento è fatto il 1° luglio 2019).
In alternativa si può optare per il versamento entro il 31 luglio 2019 applicando una maggiorazione ulteriore dello 0,40% sull’importo già maggiorato dell’1,60%.
In entrambe le ipotesi, è possibile rateizzare l’importo da versare (comprensivo delle maggiorazioni) in rate mensili di pari importo; la prima rata deve essere versata entro il 1° luglio 2019 (ovvero entro il 31 luglio 2019) e l’ultima non oltre il 18 novembre 2019. Sull’importo delle singole rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso dello 0,33% per ogni mese.


 


MODALITÀ DI VERSAMENTO


Il versamento del saldo IVA deve essere effettuato con modello di pagamento unificato F24 utilizzando esclusivamente modalità telematiche. In particolare, utilizzando alternativamente:
– i servizi di home banking di banche, Poste Italiane Spa, agenti di riscossione e altri operatori di servizi di pagamento;
– i servizi F24 web o F24 online dell’Agenzia delle Entrate, attraverso le piattaforme Fisconline o Entratel.
Qualora, per effetto di compensazione con un credito d’imposta, il saldo del modello F24 sia pari a zero, il versamento deve essere eseguito obbligatoriamente con i servizi “F24 web” o “F24 online”.


In sede di compilazione del modello F24, l’importo del Saldo IVA deve essere riportato nella sezione Erario, contraddistinto dal codice tributo “6099 – IVA a saldo risultante dalla dichiarazione annuale”.
Nel campo anno di riferimento va indicato l’anno “2018”.
Nel campo “rateazione / regione / prov. / mese rif.” deve essere indicato il numero della rata. Se il versamento è effettuato in unica soluzione bisogna indicare il valore convenzionale “01/01”. Invece, se l’importo è stato rateizzato bisogna indicare il numero della rata che si sta versando e il numero totale delle rate prescelte (ad esempio: 01/09 per indicare la prima rata di nove).
Inoltre, in caso di rateazione, l’importo dovuto a titolo di interessi deve essere indicato separatamente dall’imposta con il codice tributo “1668 – Interessi da rateizzazione”.

SANZIONI


In caso di omesso versamento in tutto o in parte alle prescritte scadenze si applica la sanzione pari al 30% dell’importo non versato. Se il versamento è effettuato con ritardo non superiore a 90 giorni si applica la sanzione pari al 15% dell’importo versato in ritardo.
Per l’omessa o inesatta indicazione del codice fiscale sul modello F24, si applica la sanzione da Euro 103,00 a Euro 2.065,00.
Nel caso in cui il modello F24 non contenga gli elementi necessari per l’identificazione del soggetto che li esegue o per l’imputazione della somma versata, si applica la sanzione da Euro 100,00 a Euro 500,00.
L’errata indicazione del numero di codice tributo, ferma restando a tutti gli effetti la validità del versamento, configurando un errore “formale”, non è sanzionabile e può essere sanato inviando all’Agenzia delle Entrate una comunicazione di rettifica.

RAVVEDIMENTO OPEROSO


In caso di omesso o insufficiente versamento è possibile regolarizzare la violazione mediante ravvedimento operoso. A tal fine deve essere versato contestualmente sia l’importo del tributo principale, sia i relativi interessi calcolati al tasso legale e la sanzione ridotta. In particolare:
– se la regolarizzazione è effettuata con un ritardo non superiore a 15 giorni dalla scadenza, si applica la sanzione pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo successivo alla scadenza;
– se la regolarizzazione è effettuata dal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza, si applica la sanzione ridotta pari al 1,5% (1/10 del 15%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata ENTRO 90 giorni dalla scadenza, si applica la sanzione ridotta pari al 1,67% (1/9 del 15%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata ENTRO il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, si applica la sanzione ridotta pari al 3,75% (1/8 del 30%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata ENTRO il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, si applica la sanzione ridotta pari al 4,29% (1/7 del 30%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata OLTRE il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, si applica la sanzione ridotta pari al 5% (1/6 del 30%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata DOPO la constatazione della violazione mediante processo verbale, si applica la sanzione ridotta pari al 6% (1/5 del 30%) dell’importo non versato.

Codici tributo
8904 – IVA (sanzione pecuniaria)
1991 – IVA (interessi)


 

Commercialisti: chiarimenti sul domicilio professionale


Il criterio di collegamento tra il professionista e l’albo di riferimento è, alternativamente, la residenza o il domicilio professionale (CNDCEC – Nota del 15 marzo 2019, n. 22).

Per domicilio professionale deve intendersi la sede principale degli affari ed interessi del professionista, cioè il luogo in cui questi esercita in modo stabile e continuativo la propria attività; esso può essere identificato, in linea di principio, con lo studio professionale.
Tale concetto si caratterizza principalmente per l’elemento soggettivo dell’intenzionalità di costituire e mantenere in un determinato luogo il centro principale delle proprie relazioni economiche e risulta verificabile sulla base di determinati dati oggettivi (quali frequenza, periodicità e continuità delle prestazioni erogate, numero dei clienti, giro di affari).
Inoltre, è rilevante il collegamento del domicilio professionale all’ambito territoriale in cui si intende svolgere l’attività prevalente, in quanto tale nesso rende possibile garantire la reperibilità dell’iscritto nei confronti dell’Ordine di appartenenza consentendo a questo di effettuare sia le comunicazioni istituzionali relative alla professione, sia le dovute verifiche ai fini del mantenimento dell’iscrizione nell’Albo. Ne consegue che, qualora il professionista intenda trasferire il domicilio professionale, questi sarà tenuto a trasferire anche la propria iscrizione nell’Albo dell’Ordine costituito nel luogo in cui risulta il nuovo domicilio professionale.
Con riferimento alla verifica della sussistenza del requisito del domicilio professionale inteso come sede dell’esercizio stabile, continuativo e prevalente dell’attività professionale, non essendo disponibile un pubblico elenco dei domicili professionali, l’Ordine dovrà verificare sia quegli elementi di fatto che direttamente o indirettamente denuncino la presenza in un certo luogo dello svolgimento dell’attività professionale, sia quelli (quali frequenza, periodicità e continuità delle prestazioni erogate, numero dei clienti, giro di affari), atti a far ritenere “in modo inequivocabile” che l’iscritto esercita in modo prevalente la professione nel domicilio dichiarato.