Cassazione: nuova pronuncia sull’IRAP


In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4417).

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso del contribuente in materia di rimborso IRAP, ha ribadito i seguenti principi di diritto:
– presupposto per l’assoggettamento all’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla prestazione di servizi, applicabile anche alle persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate esercenti arti e professioni (artt. 2 e 3, lett. c, D.Lgs. n. 446/1997). L’imposta incide su un fatto economico diverso dal reddito, cioè su quel quid pluris aggiunto dalla struttura organizzativa alla attività professionale, tale da costituire un indice di capacità contributiva idonea a giustificare l’assoggettamento al tributo, il che non implica alcun limite quantitativo, di prevalenza o meno rispetto al lavoro autonomo esercitato, bensì semplicemente un giudizio di valore sulla idoneità di quella organizzazione a potenziare le possibilità produttive del professionista;
– l’autonoma organizzazione è riconosciuta ai fini IRAP quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo “id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui;
– il requisito dell’autonoma organizzazione, previsto quale presupposto dell’imposta, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive;
– per la soggezione ad IRAP dei proventi del professionista autonomo è necessario che la struttura organizzata di cui questi si avvalga faccia capo allo stesso non solo ai fini operativi, ma anche sotto il profilo organizzativo;
– il professionista che svolga l’attività all’interno di una struttura altrui, così difettando di autonomia organizzativa, non è assoggettato all’IRAP. Con specifico riferimento alla professione di medico generico convenzionato con il SSN, la disponibilità di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo Collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con d.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo;
– non ricorre il necessario presupposto della autonoma organizzazione ove il professionista si avvalga di un cd. assistente di sedia, ossia di un infermiere generico assunto “part time”, il quale si limiti a svolgere mansioni di carattere esecutivo, o di una segretaria, figure collaborative che anche per i tempi e le modalità di impiego non sono idonee ad accrescere le potenzialità professionali del medico. Incombe sull’Ufficio l’onere di dimostrare le caratteristiche della strumentazione tecnica e la portata dell’eventuale attività di collaborazione, indicando gli elementi di fatto necessari ad integrare il presupposto d’imposta;
– l’accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
Nel caso di specie il giudice tributario d’appello ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti dell’imposta nei confronti del contribuente considerando che lo stesso “ha occupato dipendente, sia pure part time; è dotato di una vettura e di studio, quattro computers, impianto idraulico e termoidraulico”. Risulta evidente che gli elementi assunti a sostegno della attribuzione della soggettività passiva al tributo siano del tutto inadeguati. Si pretende di valorizzare l’occupazione di un dipendente, part time, di cui non sono neppure accennate le funzioni esplicate, si fa riferimento alla disponibilità di una vettura e di uno studio, che pacificamente costituiscono il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, si valorizza la presenza di un impianto idraulico e termoidraulico, il che costituisce un argomento del tutto incomprensibile, non potendo certo pretendersi che uno studio medico debba essere privo di servizi idrici e di riscaldamento, si assume ad indice di organizzazione la presenza di quattro computer, dotazione del tutto irrilevante ai fini della capacità di implementazione dell’organizzazione, ed infine di costi sostenuti, in un quadriennio, per € 40.000,00, che è il minimo che ci si possa attendere per la gestione di uno studio medico e la retribuzione del dipendente part time.
Dunque la pronuncia del giudice regionale non fa corretta applicazione delle norme che regolano l’assoggettamento all’IRAP del professionista, alla luce della interpretazione resa dalla giurisprudenza di legittimità.


La vendita online delle sigarette elettroniche è ammessa solo al deposito


La vendita a distanza di tali prodotti è consentita solo ai soggetti autorizzati all’istituzione e alla gestione di un deposito e non è concessa nemmeno la vendita a distanza da parte dei soggetti autorizzati alla vendita al pubblico (Agenzia Dogane e Monopoli – circolare n. 28555/2019).

I depositari autorizzati sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, preventivamente ovvero in caso di variazione, i siti web utilizzati. I siti web non comunicati possono essere sottoposti ad inibizione, e non è riconosciuto alcun indennizzo.
Nel caso in cui lo stesso soggetto giuridico fosse autorizzato sia alla gestione di un deposito dei prodotti liquidi da inalazione sia alla vendita al pubblico di tali prodotti, le suddette attività devono essere esercitate separatamente con l’osservanza della specifica normativa di rango primario.
L’imposta di consumo su tali prodotti deve essere assolta dal depositario al momento dell’immissione in consumo ossia nel momento in cui i prodotti liquidi da inalazione sono estratti dal deposito per essere ceduti agli esercizi che ne effettuano la vendita al pubblico, ovvero per essere ceduti direttamente ai consumatori.
Di conseguenza, gli esercizi autorizzati alla vendita al dettaglio, obbligati ad approvvigionarsi dai depositi autorizzati, possono detenere prodotti della specie, soltanto ad imposta assolta, per la vendita al pubblico nei locali indicati a questa Agenzia ai fini dell’autorizzazione all’esercizio di tale attività.

Aggiornamento del sistema dei corrispettivi del Fisco


Tutti i dispositivi che colloquiano con il sistema dei corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (registratori telematici, server RT o dispositivi mobili certificati per i distributori automatici) e tutti i sistemi proprietari che utilizzano le interfacce applicative gestionali dovranno entro il 31/03/2019 essere aggiornati con la nuova CA (Certification Authority) utilizzata dal sistema per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione. (Agenzia delle entrate – provvedimento 13 febbraio 2019).

La CA rinnovata per la connessione sicura è la “CA Entrate”, quindi per garantire la continuità del servizio al momento della sostituzione del certificato server è necessario configurare il file “CAAgenziadelleEntrate.cer” insieme al vecchio file “CAEntrate.cer”, aggiungendolo nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse.
Questa operazione deve essere eseguita sia sui sistemi che si interfacciano con i servizi dispositivi dell’Allegato Api REST Dispositivi, sia sui sistemi proprietari che si interfacciano con i servizi gestionali dell’Allegato Api REST Gestionali.
Il file di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer” è recuperabile effettuando i passi seguenti:
1) accedere al sito web Fatture&Corrispettivi
2) accedere alla sezione dedicata ai certificati
3) scaricare la nuova versione del file “CAServizioAECorrispettiviIVA.zip”
4) recuperare, fra i file presenti, quello di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer”
5) configurare il certificato nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse, senza eliminare quello vecchio “CAEntrate.cer”
Il mancato aggiornamento della configurazione descritta entro la data indicata comporterà l’impossibilità di effettuare connessioni al sistema dei corrispettivi attraverso le interfacce applicative (api rest).


 


Sisma Bonus: scia o permesso edilizio sempre accompagnate dall’asseverazione

Ai fini della fruizione del sisma bonus è irrilevante che il titolo di autorizzazione ai lavori sia un permesso a costruire o una SCIA, purché dallo stesso risulti che l’opera consiste in interventi di conservazione del patrimonio esistente e non di nuova costruzione. In ogni caso l’asseverazione del rischio sismico dev’essere sempre allegata alla SCIA ovvero alla richiesta di permesso (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 febbraio 2019, n. 64)

Per favorire la conservazione del patrimonio edilizio esistente nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3) è riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per gli interventi di ristrutturazione edilizia riguardanti il consolidamento delle parti strutturali di edifici o complessi di edifici esistenti, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.
È prevista inoltre una detrazione maggiorata qualora dagli interventi derivi una diminuzione del rischio sismico. In particolare:
– la detrazione spetta nella misura del 70 per cento (ovvero 75 per cento per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di una classe di rischio rispetto alla situazione precedente i lavori;
– la detrazione spetta nella misura del 80 per cento (ovvero 85 per cento per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di due classi di rischio rispetto alla situazione precedente i lavori.
Ai fini del riconoscimento della detrazione maggiorata è richiesto che dal titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori (SCIA o permesso di costruire) risulti che l’opera consiste in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente e non in un intervento di nuova costruzione.
Inoltre, sulla base delle linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni contenute nel Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 28 febbraio 2017, n. 58, un professionista abilitato deve redigere il progetto dell’intervento strutturale asseverando la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dell’intervento progettato.
Il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico, contenente la suddetta asseverazione, quindi, deve essere allegato alla SCIA ovvero alla richiesta del permesso di costruire.
All’atto dell’ultimazione dei lavori strutturali e del collaudo, il direttore dei lavori e il collaudatore statico devono attestare, per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista, da cui deriva la conseguente attestazione della riduzione del rischio sismico che da diritto alla fruizione del “sisma bonus”.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che, sia l’asseverazione sia le attestazioni, devono essere depositate presso lo sportello unico competente, e copia delle stesse consegnate al committente per l’ottenimento dei benefici fiscali. Più precisamente, è richiesta la contestuale allegazione al titolo edilizio del progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico – come asseverato dal progettista – ed il deposito presso lo sportello unico.
Di conseguenza, precisa l’Agenzia delle Entrate, la non contestuale/tardiva allegazione del progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico contenente l’asseverazione non consente l’ottenimento del cd. “sisma bonus”.

Incremento del diritto annuale in Sicilia per dissesto finanziario


Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani sono state autorizzate ad incrementare la misura del diritto annuale per gli anni 2018 e 2019, dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese, per il finanziamento dei piani di riequilibrio finanziario (Ministero Sviluppo Economico – decreto 21 dicembre 2018).

Per gli anni 2018/2019 le Camere di commercio con i bilanci in rosso, tali da provocare il dissesto finanziario, possono incrementare la misura del diritto annuale del 50%, con l’intento di ritornare ad un riequilibrio finanziario, previa autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.


Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani in dissesto finanziario sono state di fatto autorizzate all’incremento del diritto annuale del 50% per gli anni 2018 e 2019. In tal senso, le imprese iscritte nel Registro Imprese di tali Camere di commercio dovranno versare una misura camerale maggiorata del 50% ma sempre entro il 30 giugno.

Il cessionario risponde in solido per i crediti d’imposta del cinema revocati


Forniti chiarimenti sul recupero del tax credit cinema (Agenzia delle Entrate – Risposta 18 febbraio 2019, n. 9).

Il Fisco evidenzia che la cessione dei crediti d’imposta in esame deve:
– rispettare, salva espressa deroga, le regole dettate dal codice civile;
– avvenire solo nei confronti di alcuni soggetti (intermediari bancari, ivi incluso l’Istituto per il credito sportivo, finanziari e assicurativi sottoposti a vigilanza prudenziale);
– seguire le regole applicative individuate nei ricordati decreti ministeriali.
Alla luce delle disposizioni del codice civile e di quelle proprie dei crediti d’imposta nel settore cinematografico e audiovisivo, il cessionario di detti crediti risponda in solido con il cedente, fino a concorrenza delle somme indebitamente fruite, laddove gli stessi risultino non spettanti (“revocati”, “decaduti” ecc.).

Pronto il modello di definizione agevolata delle controversie pendenti


Modello e istruzioni in arrivo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dal decreto fiscale, con la quale possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 18 febbraio 2019, n. 39209).

Per poter accedere a questa definizione agevolata è necessario che il ricorso in primo grado sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e che, alla data di presentazione della domanda, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva. In particolare, i contribuenti che aderiscono alla procedura agevolata possono definire le liti pendenti con il pagamento del 100% del valore della controversia in caso di soccombenza del contribuente o di ricorso notificato al 24 ottobre 2018, ma non ancora depositato o trasmesso alla CTP, con il pagamento del 90% del valore della controversia in caso di ricorso pendente in primo grado e depositato o trasmesso alla CTP alla data del 24 ottobre 2018, con il pagamento del 40% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia in primo grado o con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia in secondo grado. Le controversie tributarie pendenti in Corte di cassazione al 19 dicembre 2018 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl), per le quali l’Agenzia delle Entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono invece essere definite con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia.
Nelle istruzioni al modello, l’Agenzia esplicita le modalità di determinazione degli importi dovuti in tutte le altre ipotesi previste dalla legge, a partire dai casi di reciproca soccombenza e di sanzioni non collegate al tributo e descrive la procedura di definizione agevolata per le controversie delle società o associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del Coni alla data del 31 dicembre 2017. Il modello e le relative istruzioni sono allegati a un provvedimento del direttore dell’Agenzia che definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande e di versamento degli importi dovuti.
Con la procedura di definizione agevolata delle controversie pendenti possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, per le quali il ricorso in primo grado è stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e per le quali, alla data di presentazione della domanda di definizione agevolata, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva. Nel caso in cui le somme interessate dalle controversie da definire siano oggetto della “rottamazione-bis”, il perfezionamento della definizione della controversia è subordinato al versamento delle rate di luglio, settembre e ottobre 2018 entro il 7 dicembre 2018 dovute all’agente della riscossione per la “rottamazione-bis”.
Per aderire alla definizione agevolata, i contribuenti devono presentare, per via telematica, una domanda per ciascuna controversia entro il 31 maggio 2019. Entro questa data va effettuato anche il pagamento delle somme dovute o della prima rata mediante modello F24. La definizione della lite si perfeziona con il pagamento, entro il termine del 31 maggio 2019, dell’intera somma da versare oppure della prima rata e con la presentazione della domanda entro lo stesso termine. In ogni caso, per ciascuna controversia autonoma va effettuato un separato versamento. Qualora non vi siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.
Il pagamento a rate è ammesso nel caso in cui l’importo netto dovuto sia superiore a mille euro per ciascuna controversia autonoma. Per le somme inferiori o pari a mille euro, invece, è necessario fare un unico versamento, sempre entro il 31 maggio 2019. Le somme superiori a mille euro possono essere versate in un massimo di venti rate trimestrali di pari importo. L’Agenzia chiarisce che per aderire alla definizione non è possibile pagare gli importi dovuti mediante ricorso alla compensazione.

Bonus sisma cumulabile con contributi di ricostruzione post-sisma

Rispondendo ad un interpello, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile fruire delle detrazioni fiscali cd. “bonus sisma” in relazione ad interventi di riduzione del rischio sismico, anche tramite demolizione e ricostruzione, su un immobile danneggiato dal sisma Abruzzo 2009 e già oggetto di interventi di ricostruzione finanziati con i contributi governativi per la ricostruzione post-sismica (Risposta n. 61/2019).

QUESITO


Il quesito riguarda la fruizione delle detrazioni fiscali per le spese relative a interventi su immobili finalizzati alla riduzione del rischio sismico, cd. “sisma-bonus”.
In particolare, il contribuente intende realizzare, unitamente ad interventi di riqualificazione energetica, un intervento di miglioramento o adeguamento finalizzato alla riduzione del rischio sismico (anche tramite demolizione e ricostruzione), su un edificio già oggetto di ricostruzione post sismica, a seguito di danneggiamento causato dal sisma Abruzzo 2009, effettuata con i contributi governativi, conseguendo il ripristino dell’agibilità dell’immobile.
In relazione agli interventi di riduzione del rischio sismico tramite demolizione e ricostruzione del’immobile, si chiede se sia possibile fruire del sisma bonus, avendo in passato beneficiato dei contributi di ricostruzione post sisma per lo stesso immobile.


PARERE DEL FISCO


L’Agenzia delle Entrate ha osservato preliminarmente che, con riferimento agli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, il Commissario Straordinario del Governo ha definito, ai fini della ricostruzione nei territori interessati, specifiche regole per disciplinare le ipotesi di concorso tra la percezione dei contributi commissariali per la ricostruzione privata e la richiesta di fruizione dei benefici fiscali.
In particolare, ha sancito che i soggetti aventi i requisiti per la concessione di finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata dei territori danneggiati dagli eventi sismici del 2016, possono fruire delle detrazioni fiscali “sisma bonus” solo per le eventuali spese eccedenti il contributo concesso.
In altri termini è stata espressamente riconosciuta la fruibilità del sisma bonus a fronte di spese sostenute relative ad interventi volti alla riduzione del rischio sismico eccedenti il contributo erogato per la ricostruzione privata nei territori interessati dagli eventi sismici del 2016 e 2017. Il riconoscimento del beneficio fiscale, precisa l’Agenzia, è connesso a finalità di miglioramento sismico delle costruzioni esistenti che la nuova normativa intende perseguire mediante l’incentivazione all’esecuzione di interventi “certificati”, progettati e realizzati secondo i criteri contenuti nelle linee guida (D.M. 28.02.2017) volti alla riduzione del rischio sismico. Seguendo tale logica, la finalità di riqualificazione del patrimonio edilizio abitativo secondo criteri di prevenzione del rischio sismico non viene meno in presenza di un finanziamento ricevuto per la ricostruzione privata dei territori colpiti dagli eventi sismici 2016-2017.
A maggior ragione, la suddetta finalità non può ritenersi decaduta, laddove il contributo sia stato erogato negli anni 2009-2010 in relazione ad interventi già eseguiti, per la riparazione dell’edificio danneggiato dal sisma che ha colpito l’Abruzzo il 06 giugno 2009.
In conclusione, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che, fermo restando il rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dalla normativa agevolativa sul “sisma bonus”, devono ritenersi fruibili le relative detrazioni fiscali per le spese sostenute – nei limiti di 96.000 euro per unità immobiliare – per la realizzazione di interventi volti alla riduzione del rischio sismico effettuati su immobili facenti parte dell’edificio ricostruito con l’ausilio dei contributi commissariali per la ricostruzione post-sismica in Abruzzo.

Il professionista con collaboratore-segretario non paga l’IRAP


In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4420).

La Suprema Corte ha affermato che il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Pertanto, non sussiste il presupposto della autonoma organizzazione per il medico convenzionato che si avvale nell’espletamento della propria attività professionale di una dipendente con funzioni di segretaria.
Inoltre, va aggiunto che il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell’attività esercitata, e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazione per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto “organizzativo”.
Il presupposto dell’autonoma organizzazione, richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività, sicché anche una spesa consistente per l’acquisto di un macchinario indispensabile all’esercizio dell’attività medesima non è idonea a rivelare l’esistenza dell’autonoma organizzazione ove il capitale investito non rappresenti un fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore costituito dall’attività intellettuale del professionista, ma sia ad essa asservito in modo da non poterne essere distinto.

Occultamento/distruzione di documenti contabili: sciolti ulteriori dubbi


La Corte di cassazione ha fornito chiarimenti sulle differenze del reato di distruzione da quello di occultamento della documentazione contabile (Corte di cassazione – sentenza n. 3571/2019).

È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.


Tale reato consiste nella distruzione o nell’occultamento delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. Ciò posto è stato ulteriormente precisato che, a differenza della distruzione che realizza un’ipotesi di reato istantaneo, il quale si consuma al momento della soppressione della documentazione, l’occultamento, che consiste nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori, costituisce un reato permanente che si consuma nel momento in cui viene svolto l’accertamento, e cioè sino al momento in cui gli agenti hanno interesse ad esaminare detta documentazione.