Definizione agevolata atti di accertamento e reverse charge nel decreto fiscale convertito



La conversione in Legge del D.L. n. 119/2018 ha introdotto importanti modifiche alla disciplina della definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento e reverse charge.


La definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento prevede il pagamento delle somme complessivamente dovute per le sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro il 23 novembre 2018 (30 giorni dal 24 ottobre 2018, data di entrata in vigore del decreto in esame).
Tra gli atti del procedimento di accertamento oggetto di definizione agevolata rientrano gli:
– avvisi di accertamento, avvisi di rettifica e di liquidazione, atti di recupero notificati entro il 24 ottobre 2018 non impugnati e ancora impugnabili alla stessa data (comma 1);
– inviti al contraddittorio (comma 2);
– accertamenti con adesioni sottoscritti entro la data di entrata il 24 ottobre 2018 (comma 3).
Nell’ipotesi di regolarizzazione dei debiti relativi alle risorse proprie tradizionali il debitore è tenuto a corrispondere, a decorrere dal 1° maggio 2016, anche gli interessi di mora previsti.
 Sono esclusi dalla definizione gli atti emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria (cd. voluntary disclosure).


L’articolo 2, comma 2-bis, introdotto nel corso dell’esame al Senato, in linea coi nuovi termini fissati in sede UE, modifica l’art. 17, co.8, D.P.R. n. 633/1972 e proroga dal 31 dicembre 2018 al 30 giugno 2022 l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile facoltativa (cd. reverse charge) IVA per le cessioni di:
– telefoni cellulari;
– console da gioco, tablet, PC e laptop, dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale;
– quote di emissione di gas a effetto serra e di altre unità che possono essere utilizzati dai gestori per conformarsi alla direttiva 2003/87/CE.

Promozione per l’adempimento spontaneo dei soggetti IVA


In arrivo le disposizioni di attuazione della comunicazione per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti titolari di partita IVA per i quali emergono delle differenze tra il volume d’affari dichiarato e l’importo delle operazioni comunicate dai contribuenti e dai loro clienti all’Agenzia delle Entrate. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 17 dicembre 2018, n. 517020).

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione di specifici contribuenti soggetti passivi IVA, con le modalità previste dal provvedimento in oggetto, le informazioni derivanti dal confronto tra i dati comunicati dai contribuenti stessi e dai loro clienti soggetti passivi IVA, da cui risulterebbe che tali contribuenti abbiano omesso, in tutto o in parte, di dichiarare il volume d’affari conseguito per il periodo di imposta 2017.
L’Agenzia delle Entrate rende disponibili le informazioni per una valutazione in ordine alla correttezza dei dati in suo possesso; ciò consente al contribuente di poter fornire elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti in grado di giustificare la presunta anomalia.
I dati contenuti nelle comunicazioni sono:
a) codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;
b) numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;
c) codice atto;
d) totale delle operazioni comunicate dai clienti soggetti passivi IVA e di quelle effettuate nei confronti di consumatori finali comunicate dal contribuente stesso;
e) modalità attraverso le quali consultare gli elementi informativi di dettaglio relativi all’anomalia riscontrata.
L’Agenzia delle Entrate trasmette una comunicazione, contenente le informazioni precedenti, agli indirizzi di posta elettronica certificata attivati dai contribuenti. La stessa comunicazione e le relative informazioni di dettaglio sono consultabili, da parte del contribuente, all’interno dell’area riservata del portale informatico dell’Agenzia delle Entrate denominata “Cassetto fiscale” e nel portale “Fatture e Corrispettivi”, in cui sono resi disponibili i seguenti dati:
a) protocollo identificativo e data di invio della dichiarazione IVA, per il periodo d’imposta oggetto di comunicazione, nella quale le operazioni attive risultano parzialmente o totalmente omesse;
b) somma algebrica dell’ammontare complessivo delle operazioni riportate nei righi VE24, colonna 1 (Totale imponibile), VE31 (Operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento), VE32 (Altre operazioni non imponibili), VE33 (Operazioni esenti), VE35, colonna 1 (Operazioni con applicazione del reverse charge), VE37, colonna 1 (Operazioni effettuate nell’anno ma con imposta esigibile in anni successivi), e VE39 (Operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nell’anno oggetto di comunicazione) della dichiarazione di cui al punto a);
c) importo della somma delle operazioni relative a:
– cessioni di beni e prestazioni di servizi comunicate dai clienti soggetti passivi IVA;
– cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di consumatori finali, comunicate dal contribuente stesso;
d) ammontare delle operazioni attive che non risulterebbero riportate nel modello di dichiarazione di cui al punto a);
e) dati identificativi dei clienti soggetti passivi IVA (denominazione/cognome e nome e codice fiscale);
f) ammontare degli acquisti comunicati da ciascuno dei clienti soggetti passivi IVA di cui al punto e);
g) dati identificativi dei consumatori finali comunicati dal contribuente (denominazione/cognome e nome e codice fiscale);
h) ammontare delle cessioni o prestazioni comunicate dal contribuente per ciascuno dei consumatori finali di cui al punto g).
Il contribuente, anche mediante gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni può richiedere informazioni ovvero segnalare all’Agenzia delle Entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti con le modalità indicate nella comunicazione.
I dati e gli elementi di cui ai punti precedenti sono resi disponibili alla Guardia di Finanza tramite strumenti informatici.
I contribuenti che hanno avuto conoscenza delle informazioni e degli elementi resi dall’Agenzia delle Entrate possono regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi beneficiando della riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse.

Prevenzione incendi alberghi: prorogata la SCIA se l’attività è sospesa o è al di sotto di 25 posti letto


Le strutture ricettive il cui esercizio sia temporaneamente sospeso ovvero che esercitino con capacità ricettiva temporaneamente sotto le soglie di assoggettabilità alle procedure di prevenzione incendi possono adeguarsi al sistema di prevenzione incendi anche se non hanno ancora presentato la SCIA parziale (Ministero interno – nota n. 16419/2018).

Le attività ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno 9 aprile 1994 ed in possesso dei requisiti per l’ammissione al piano straordinario di adeguamento antincendio, completano l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi entro il 30 giugno 2019, previa presentazione, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco entro il 1° dicembre 2018 della SCIA parziale, attestante il rispetto di almeno quattro delle seguenti prescrizioni, come disciplinate dalle specifiche regole tecniche: resistenza al fuoco delle strutture; reazione al fuoco dei materiali; compartimentazioni; corridoi; scale; ascensori e montacarichi; impianti idrici antincendio; vie d’uscita ad uso esclusivo, con esclusione dei punti ove è prevista la reazione al fuoco dei materiali; vie d’uscita ad uso promiscuo, con esclusione dei punti ove è prevista la reazione al fuoco dei materiali; locali adibiti a deposito.


Le strutture ricettive il cui esercizio sia temporaneamente sospeso ovvero che esercitino con capacità ricettiva temporaneamente sotto le soglie di assoggettabilità alle procedure di prevenzione incendi possono adeguarsi al sistema di prevenzione incendi anche se non hanno ancora presentato la SCIA parziale. In tal caso, fermo restando il termine del 30 giugno 2019 per il completo adeguamento alla normativa antincendio, alla SCIA si deve allegare anche una dichiarazione da cui risulti che l’attività sia stata sospesa, eventualmente anche per chiusura stagionale, ovvero mantenuta in esercizio parziale con numero di posti letto inferiore alle soglie di assoggettamento alle procedure di prevenzione incendi.

Pensionati esteri e incapienti: diritto al credito d’imposta APE

Con riferimento all’istituto dell’anticipo pensionistico (cd. APE), l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che devono ritenersi legittimati a beneficiare del credito d’imposta generato nell’ambito della procedura, anche i soggetti residenti all’estero e gli incapienti che siano ammessi all’APE volontaria (Risoluzione n. 88/E del 2018)

DISCIPLINA “APE”


L’Anticipo finanziario a garanzia PEnsionistica (cd. “APE Volontaria”) costituisce sostanzialmente un prestito corrisposto in quote mensili dall’Istituto finanziatore scelto dal richiedente iscritto a determinate forme previdenziali (con almeno 63 anni di età e 20 anni di contribuzione), che matura il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi dalla domanda, a condizione che l’importo della pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’APE richiesta per il tramite dell’INPS, sia pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell’assicurazione generale obbligatoria.
La restituzione del prestito, coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, avviene con rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni, a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.
Le somme erogate in quote mensili non concorrono a formare il reddito ai fini IRPEF e, a fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore è riconosciuto un credito di imposta annuo nella misura massima del 50 per cento dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti.


RICNOSCIMENTO DEL CREDITO D’IMPOSTA


Il credito di imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini IRPEF ed è riconosciuto dall’INPS per l’intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione.
L’INPS recupera il credito rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’erario nella sua qualità di sostituto di imposta.
A tal proposito, l’INPS ha formulato un quesito riguardo alla possibilità, in qualità di sostituto d’imposta, di corrispondere il credito di imposta in favore di pensionati residenti all’estero che beneficiano del regime fiscale agevolativo previsto dalle convenzioni internazionali contro la doppia imposizione fiscale, ed all’obbligo di riconoscere il medesimo beneficio ai pensionati appartenenti alla c.d. “no tax area”.


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nel presupposto che tali soggetti possano beneficiare dell’APE volontaria, in linea con quanto affermato nella relazione tecnica alla norma di introduzione dell’APE volontaria (secondo cui “il credito di imposta dà luogo a rimborso in caso di incapienza…”), il credito di imposta in esame, sotto forma di rimborso, può essere riconosciuto dall’INPS, in favore degli stessi, per l’intero importo rapportato a mese a partire dal pagamento del primo rateo di pensione. L’INPS, a sua volta, può recuperare il credito rivalendosi sul monte ritenute da versare mensilmente all’erario.

Ulteriore proroga del voucher digitalizzazione


Con il decreto del 14 dicembre 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico ha disposto una nuova proroga al 31 gennaio 2019 del voucher digitalizzazione delle Pmi.

Il termine per l’ultimazione delle spese previste nell’ambito degli interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico delle imprese assegnatane del Voucher è ulteriormente prorogato dal 14 dicembre 2018 al 31 gennaio 2019.


La “fatturazione elettronica” nel decreto fiscale convertito


Con la legge di conversione del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria, sono state introdotte alcune novità sulla fatturazione elettronica.

L’articolo 10 interviene sulla disciplina della fatturazione elettronica, di cui all’art. 1, del d.lgs. n. 127/2015, prevedendo una riduzione dell’ambito soggettivo di applicazione e una temporanea riduzione delle sanzioni. In particolare, sono escluse dall’ambito applicativo della fatturazione elettronica le associazioni sportive senza scopo di lucro che hanno esercitato l’opzione di cui agli articoli 1 e 2 della legge n. 398/1991 e che nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito proventi per un importo superiore a 65.000 euro; nel caso di proventi superiori a 65.000 euro, le predette associazioni sono comunque esonerate ma assicurano che la fattura sia emessa per loro conto dal cessionario o committente soggetto passivo d’imposta. Inoltre, per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità stipulati dai soggetti di cui agli articoli 1 e 2 della legge n. 398/1991, gli obblighi di fatturazione elettronica sono adempiuti dai cessionari.
Si dispone, inoltre, una riduzione delle sanzioni riferite alle fatture elettroniche emesse nel primo semestre 2019. In particolare:
– se la fattura è emessa oltre il termine fissato ma, in ogni caso, entro il termine per la liquidazione periodica IVA, le sanzioni non si applicano;
– se la fattura è emessa oltre il termine previsto ma, comunque, entro il termine per la liquidazione IVA del periodo successivo, la sanzione è ridotta al 20%.
La riduzione al 20% delle sanzioni è estesa fino al 30 settembre 2019 per i soggetti con liquidazione periodica mensile.
Infine, per il già previsto servizio di conservazione gratuito delle fatture elettroniche, reso disponibile agli operatori IVA dall’Agenzia delle entrate, la Sogei Spa non può avvalersi di soggetti terzi.
Come già detto precedentemente, la norma in esame interviene sulla disciplina relativa agli obblighi di fatturazione elettronica, prevedendo una riduzione del relativo ambito applicativo. Al riguardo, si evidenzia che altri articoli del provvedimento in esame recano disposizioni dirette ad esonerare categorie di contribuenti dall’applicazione della predetta disciplina sulla fatturazione elettronica. In particolare, oltre alla norma in commento, si segnalano le seguenti:
– l’articolo 10-bis che esclude dall’ambito applicativo, per l’anno 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, l’esonero riguarda le fatture i cui dati sono inviati al Sistema di tessera sanitaria;
– l’articolo 10-ter che esclude i soggetti passivi IVA che offrono i servizi regolamentati di pubblica utilità nei confronti di privati; la specifica disciplina, da definire con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate in relazione ai profili tecnici di emissione del documento tramite il Sistema di Interscambio, si applica per le fatture emesse nei confronti di consumatori finali con i quali sono stati stipulati contratti prima del 1° gennaio 2005 e non è stato possibile identificare il codice fiscale anche a seguito dell’utilizzo dei servizi di verifica offerti dall’Agenzia delle entrate;
– l’articolo 15 che esclude dall’ambito applicativo i soggetti non residenti identificati in Italia.
Gli articoli 11 e 12 intervengono sulla disciplina IVA relativa ai termini di emissione e annotazione delle fatture di vendita. Le modifiche, che decorrono dal 1° luglio 2019, riguardano i seguenti profili:
– si prevede un periodo di 10 giorni per l’emissione della fattura (in luogo dell’emissione immediata) che documenta l’operazione effettuata;
– si dispone che l’annotazione nel registro IVA della fattura emessa debba essere effettuata entro il giorno 15 del mese successivo con riferimento al mese di effettuazione delle operazioni;
– si modificano i termini per l’annotazione di fatture relative a specifiche operazioni.
In particolare, si dispone che nell’ipotesi fatture emesse dall’acquirente nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente, il termine per la registrazione è fissato al giorno 15 del mese successivo a quello di emissione e con riferimento al medesimo mese.
Viene inoltre inserito l’obbligo di indicare nella fattura emessa, la data in cui è effettuata la cessione o prestazione ovvero la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, qualora tale data sia diversa da quella di emissione della fattura.
L’articolo 13, invece, interviene sulla disciplina IVA in materia di registrazione delle fatture di acquisto, sopprimendo l’obbligo di attribuire un numero progressivo alle fatture ricevute in sede di annotazione nell’apposito registro.
La norma contenuta nell’articolo 14 riguarda la disciplina IVA in materia di detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti.
In particolare, stabilisce che in sede di liquidazione periodica IVA, può essere detratta l’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
Infine, nell’articolo 15-bis sono contenute le disposizioni di armonizzazione in tema di fatturazione elettronica che intervengono sull’art. 1, co. 213, della legge n. 244/2007 relativo alla ricezione delle fatture di acquisto in formato elettronico da parte delle p.a.. In particolare, si dispone che con decreto ministeriale debbano essere definite le cause che possono consentire alle amministrazioni destinatarie delle fatture elettroniche di rifiutare le stesse, nonché le modalità tecniche con le quali comunicare tale rifiuto al cedente/prestatore, anche al fine di evitare rigetti impropri e di armonizzare tali modalità con le regole tecniche del processo di fatturazione elettronica tra privati.


Riversamento all’Erario dell’acconto Iva di dicembre 2018: ecco le modalità


Definite le modalità di riversamento all’Erario dell’acconto IVA del mese di dicembre 2018 che i contribuenti sottoposti agli obblighi di versamento Iva hanno versato mediante delega alle banche convenzionate, agli uffici postali, agli agenti della riscossione, agli istituti di pagamento diversi dalla banche e convenzionati con l’Agenzia (Agenzia Entrate – provvedimento n. 516923/2018).

Le somme versate alle banche, agli uffici postali ed agli agenti della riscossione nei giorni 20, 21, 24 e 27 dicembre 2018, devono essere riversate in Banca d’Italia con unico o distinti bonifici secondo gli standard tecnici previsti al manuale SIA-RI-VEUN 001, entro le ore 14,50 del 31 dicembre 2018.
Le somme versate a titolo di acconto dell’iva nei giorni 24 e 27 dicembre 2018 agli istituti di pagamento diversi dalle banche, devono essere riversate in Banca d’Italia entro le ore 14,50 del 31 dicembre 2018.
Entro lo stesso termine devono essere riversate le somme conferite con il sistema I24 entro il 27 dicembre 2018 e trasmesse all’Agenzia delle Entrate agli intermediari convenzionati.


Relativamente ai riversamenti effettuati, gli intermediari devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i relativi dati, secondo il seguente calendario:
– entro il 02 gennaio 2019, le somme versate nella giornata del 21 dicembre 2018;
– entro il 03 gennaio 2019, le somme versate nella giornata del 24 dicembre 2018;
– entro il 04 gennaio 2019, le somme versate nella giornata del 27 dicembre 2018.


In caso di riversamento con unico bonifico delle somme versate nelle giornate del 20, 21, 24 e 27, il medesimo flusso rendicontativo deve essere inviato all’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre 2018.

Come cambia la Rottamazione delle cartelle-ter


La conversione in Legge del D.L. n. 119/2018 ha introdotto importanti novità all’art. 3 dedicato alla Rottamazione delle cartelle-ter. Tra le più importanti si segnalano le modalità di pagamento rateale degli importi dovuti, gli effetti sul rilascio del DURC e la mitigazione delle conseguenze per tardivo versamento.

Con le modifiche approvate dal Senato, viene mantenuta ferma la possibilità di pagare il quantum dovuto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019, mentre, per quanto riguarda il pagamento rateale, il numero massimo delle rate viene elevato da dieci a diciotto. L’ammontare della prima e della seconda rata, sono pari al 10% delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione, con scadenze 31 luglio e del 30 novembre dell’anno 2019.
Le restanti rate sono di pari ammontare e scadono il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020.


La rottamazione delle cartelle-ter ha effetto anche in relazione al rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva). Nello specifico la conversione in Legge estende alla rottamazione-ter la norma che consente il rilascio del DURC a seguito della presentazione della domanda di definizione agevolata, purché sussistano gli altri requisiti di regolarità previsti dalla vigente disciplina ai fini del rilascio del documento.
Pertanto, in caso di mancato ovvero insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una delle rate in cui sia stato dilazionato il pagamento delle somme dovute nell’ambito della suddetta definizione agevolata, il DURC è annullato dagli enti preposti alla verifica.


Relativamente alla mitigazione delle conseguenze per tardivo versamento non si produce l’effetto di inefficacia della definizione se il ritardo nel pagamento delle rate non supera i 5 giorni. Tale mitigazione è prevista anche per il ritardato versamento delle rate differite in scadenza a decorrere dal 31 luglio 2019. In entrambi i casi non sono dovuti interessi.

Corrispettivi telematici: le novità nel decreto fiscale convertito

Confermato dal 1° gennaio 2020 l’obbligo per i commercianti al dettaglio e le attività assimilate dei corrispettivi telematici. Lo stesso obbligo è anticipato al 1° luglio 2019 per gli stessi soggetti con volume d’affari superiore a 400 mila euro. Viene introdotta, in sede di conversione, la previsione di regolarità del registro corrispettivi tenuto in forma elettronica, purché immediatamente stampato su richiesta dei verificatori.

Nel testo definitivo del “decreto fiscale” (convertito in legge) resta confermata la proroga al 1° gennaio 2020 della disposizione che stabilisce l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri per i soggetti che effettuano cessioni di beni al dettaglio e prestazioni assimilate.
La memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, peraltro, sostituiscono gli obblighi di registrazione stabiliti dalla disciplina IVA.
L’obbligo dei corrispettivi telematici, invece, decorre dal 1° luglio 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400 mila euro.
Di fatto viene cancellata la fase cosiddetta “sperimentale”, e il riferimento all’esercizio dell’opzione per i corrispettivi telematici; restano valide, tuttavia, le opzioni per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi esercitate entro il 31 dicembre 2018 (valide per cinque anni).
Per alcune tipologie di attività può essere stabilito l’esonero dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La principale novità inserita in sede di conversione del decreto fiscale, riguarda l’estensione al registro dei corrispettivi della deroga già prevista per i registri delle fatture e degli acquisti, secondo cui la loro tenuta con sistemi elettronici è, in ogni caso, considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei nei termini di legge se, in sede di accesso, ispezione o verifica, gli stessi risultano aggiornati sui predetti sistemi elettronici e vengono stampati a seguito della richiesta avanzata dagli organi procedenti e in loro presenza.
I soggetti che effettuano cessioni di farmaci, tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, possono adempiere all’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri mediante l’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria. In sede di conversione la disposizione è stata modificata con la precisazione che i dati fiscali trasmessi al Sistema tessera sanitaria possono essere utilizzati solo dalle Pubbliche Amministrazioni per finalità istituzionali.
Restano confermate per il resto le disposizioni previste nel testo precedente la conversione; in particolare:
– con Decreto Ministeriale sono individuate le zone dove, in deroga all’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, le cessioni di commercio al dettaglio e attività assimilate possono essere documentate mediante rilascio di ricevuta fiscale o scontrino fiscale emesso mediante l’uso esclusivo di speciali registratori di cassa o terminali elettronici;
– per l’acquisto o l’adattamento dei registratori di cassa mediante i quali effettuare la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi, negli anni 2019 e 2020, è concesso un contributo complessivamente pari al 50 per cento della spesa sostenuta, per un massimo di euro 250 in caso di acquisto e di euro 50 in caso di adattamento, per ogni registratore di cassa. Il contributo è anticipato dal fornitore sotto forma di sconto sul prezzo praticato ed è a questo rimborsato sotto forma di credito d’imposta di pari importo, da utilizzare in compensazione tramite modello di pagamento F24.

Scadenza dei termini del voucher per la digitalizzazione delle PMI


Ultimo giorno dei termini per l’ultimazione delle spese connesse agli interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico delle imprese assegnatarie dei voucher.

Si rammenta che il Ministero dello Sviluppo Economico, con il decreto del 1° agosto 2018, ha ritenuto opportuno accordare la proroga del termine di ultimazione delle spese, nella misura di tre mesi, a fronte delle diverse segnalazioni da parte delle associazioni nazionali di categoria, nonché da singole imprese assegnatarie del voucher, con le quali è stato richiesto allo stesso Ministero di prorogare il termine previsto per l’ultimazione delle spese, fissato inizialmente al 14 settembre 2018, in considerazione del prolungamento dei tempi di comunicazione dell’importo dell’agevolazione concessa a ciascuna impresa, così da consentire alle imprese assegnatarie del voucher di completare i progetti di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.
Pertanto, Il progetto deve essere ultimato entro il 14 dicembre 2018 mentre la richiesta di erogazione deve essere presentata, dopo il pagamento a saldo di tutte le spese, entro il 14 marzo 2019.
Restano salve le altre disposizioni contenute nel D.M. 24 ottobre 2017, relative alle modalità e ai termini di presentazione delle domande, come modificato dal D.M. 14 marzo 2018.